Implantologia dentale: complicanze post-chirurgiche tardive

Implantologia dentale: complicanze post-chirurgiche tardive

Siamo arrivati al terzo articolo della nostra serie sulle complicanze legate all’implantologia dentale. La scorsa volta avevamo spiegato quali sono i problemi che possono verificarsi appena dopo la fine dell’intervento. Oggi invece affrontiamo i potenziali eventi avversi che possono accadere alcuni mesi o anni dopo l’inserimento dell’impianto dentale: le complicanze post-chirurgiche tardive. Queste non provocano la perdita immediata o precoce dell’impianto, ma possono creare fastidi o ridurre la durata dell’impianto stesso. Infatti, se la vita media di un impianto è di 15-20 anni, queste condizioni possono abbassarla a 6-7 anni o addirittura meno. Le complicanze di questo tipo sono almeno 3: perimplantite alterazione dei tessuti molli irritazione delle mucose mobili Perimplantite   Ricordiamo un secondo come si svolge l’intervento di implantologia. Si inserisce una vite in titanio nell’osso (l’impianto), sopra alla quale si posiziona un perno (abutment) e quindi la corona dentale. Quest’ultima è contornata dalla gengiva, che fa da prima barriera contro l’aggressione dei batteri. Si tratta però di una protezione delicata, perché non può contare sul legamento che invece è presente nei denti naturali. Di conseguenza, questa struttura ha bisogno di un’igiene e di una manutenzione più accurate e frequenti. Il rischio, infatti, è che i tessuti vengano colpiti dalla perimplantite, un’infezione batterica che distrugge osso e gengiva, facendo cadere l’impianto prima del tempo. Insomma, è un errore pensare che, dopo aver inserito l’impianto, il problema sia risolto per sempre. È come comprare un’auto e non portarla mai dal meccanico per fare i tagliandi. Come si riduce quindi, il rischio-perimplantite? Per prima cosa, attraverso un’accurata igiene domiciliare. Il team di MP DENTAL STUDIO saprà consigliarti le modalità e gli strumenti più corretti, come lo spazzolino elettrico e il filo superfloss. In secondo luogo, sono essenziali anche le igieni orali in studio, che devono essere accompagnate con una decontaminazione tramite laser. La nostra esperienza, infatti, ci insegna che l’igiene orale con laser migliora la qualità delle gengive e dei tessuti molli, riducendo così la predisposizione dei pazienti alla perimplantite. Alterazione dell’architettura dei tessuti molli La gengiva è formata da una parte superficiale – detta “gengiva aderente” – che è robusta e fa da scudo contro l’aggressione dei batteri. Se togli un dente compromesso e poi ti attardi a rimpiazzarlo con un impianto, l’osso e la gengiva aderente si ridurranno progressivamente. Questo significa che, una volta inserito l’impianto, non potrai più contare su una forte barriera che lo protegga dai batteri presenti in bocca. In questo modo, sarai più esposto a infiammazioni e infezioni, che possono accorciare la vita del tuo impianto. Un altro fattore che può alterare l’anatomia dei tessuti molli sono le grandi rigenerazioni ossee. Se hai poco osso nel punto in cui bisogna inserire l’impianto, è possibile rigenerarlo, inserendo uno speciale biomateriale che produce nuovo osso dove non c’è. Una delle condizioni necessarie per il successo di questo intervento è che il biomateriale venga coperto, così che non vada a contatto con i batteri presenti in bocca. Per fare ciò, bisogna incidere la gengiva e tirarla (a mo’ di elastico) per avere “matassa” sufficiente per coprire il nuovo osso prodotto. Questa manovra, tuttavia, può alterare l’anatomia dei tessuti, riducendo così la quantità di gengiva aderente a disposizione. Il risultato? Farai fatica a pulire l’impianto e, nel farlo, potresti provare dolore, perché non avrai più quella gengiva resistente ai traumi dello spazzolino. Come risolvere questa situazione? La strada (spesso) migliore è fare un innesto di tessuto connettivo, il tessuto resistente ai traumi di cui la tua gengiva è carente. Irritazione delle mucose mobili In bocca sono presenti tessuti mucosi molto sensibili, come la guancia, il labbro e la lingua. In caso di modifiche all’interno del cavo orale – come l’inserimento di un apparecchio ortodontico o di un impianto dentale – la mucosa può irritarsi. Questo accade quando l’implantologo non analizza bene l’anatomia della bocca prima dell’intervento. Mettere un impianto in una posizione troppo vicina alla guancia, per esempio, può portare allo sfregamento e quindi all’insorgenza di irritazioni e ulcere. Questa situazione è più frequente quando l’osso si è ridotto a tal punto che poi l’impianto e la corona dentale si trovano a stretto contatto con queste mucose mobili. Come evitare che si verifichi questa complicanza? È essenziale anticipare questa grave perdita di tessuti, inserendo l’impianto entro 4-6 mesi dall’estrazione del dente. In questo modo, infatti, si preserva il più possibile l’altezza e il volume dell’osso. Di conseguenza, quando si inserirà l’impianto, questo si troverà in una posizione più simile al dente originale e quindi meno vicino alle strutture che possono irritarsi.

Implantologia dentale: complicanze post-chirurgiche precoci

Implantologia dentale: complicanze post-chirurgiche precoci

Proseguiamo la nostra serie di articoli sulle possibili complicanze legate agli interventi di implantologia dentale. Nel precedente articolo avevamo affrontato i problemi che possono verificarsi durante l’intervento. In questo nuovo articolo, invece, vedremo le complicazioni post-operatorie precoci. Cosa sono? Si tratta di tutti quei potenziali eventi avversi che possono accadere subito dopo la fine dell’intervento chirurgico. Le conseguenze di questi eventi negativi vanno da episodi di dolore e fastidio alla perdita prematura dell’impianto dentale. Scopriamo quali sono queste complicanze e come possiamo evitarle in modo efficace. Surriscaldamento del letto implantare Come forse già saprai, per inserire un impianto dentale bisogna prima preparare la zona di intervento, creando un piccolo forellino nell’osso mascellare. Ora: tieni presente che l’osso è un tessuto vivo, che si presenta in diverse densità in ogni persona.   Per questo motivo, non si può pensare di forarlo ogni volta nello stesso modo e con gli stessi strumenti. Ci sono frese e modalità più o meno adatte a seconda delle caratteristiche specifiche di ogni paziente. Uno degli effetti che l’uso di strumenti scorretti può provocare è il surriscaldamento dei tessuti. Innalzare troppo la temperatura dell’osso ha come conseguenza la necrosi dello stesso, ovvero la sua morte precoce. Se noi inseriamo l’impianto in queste condizioni, non potrà mai formarsi un legame saldo tra la radice artificiale e l’osso (osteointegrazione). Il risultato? Un sicuro fallimento implantare. Come evitiamo che questa situazione si verifichi in MP DENTAL STUDIO?   Grazie al nostro check-up implantare – una serie di esami approfonditi condotti con tecnologie digitali – siamo in grado, ancora prima di inserire l’impianto, di prevedere la densità dell’osso che tratteremo.   Di conseguenza, conosciamo già la sequenza corretta e il tipo di frese da utilizzare, in modo da scaldare l’osso il meno possibile e garantire un’ottima stabilità all’impianto. Perdita della stabilità primaria Un’altra possibile complicazione precoce è la perdita della stabilità primaria dell’impianto. Cosa significa?   Facciamo un passo indietro. Devi sapere che la condizione necessaria per cui un impianto possa legarsi all’osso è che sia stabile all’interno di esso.   Se questo non avviene, la radice artificiale rischierà di cadere subito o nei mesi successivi dopo l’inserimento. Uno dei motivi per cui un impianto può non raggiungere la stabilità primaria è una scorretta tecnica di preparazione da parte del chirurgo.   Al contrario, uno studio accurato della qualità dell’osso permette di comprendere a priori come preparare al meglio il forellino che accoglierà l’impianto.   Nel nostro studio, dopo aver creato “l’invito” per il foro, possiamo analizzare la densità dell’osso attraverso un particolare strumento. Così facendo, riusciamo a modulare la preparazione del sito in modo da garantire una stabilità primaria ottimale. Grazie a questa modalità, riduciamo a (quasi) zero la possibilità che l’impianto venga perso subito o nei mesi successivi. Sconfinamento dell’impianto in sedi limitrofe Se hai bisogno di mettere un impianto nell’arca superiore della tua dentatura, devi sapere che questa è una zona particolarmente delicata. Questo perché appena sopra di essa sono presenti 2 cavità che servono per riscaldare e purificare l’aria che entra nel naso: i seni mascellari. Se il chirurgo non pianifica l’intervento in modo corretto, c’è il rischio che l’impianto possa sconfinare all’interno di queste “camere d’aria”. Anche se all’inizio la radice artificiale sembra stabile e ben posizionata nell’osso, può bastare anche un leggero carico con il cibo per farla cadere dentro una di queste strutture.   Si tratta di una complicanza abbastanza grave, perché comporta al paziente una possibile sinusite e il fatto di dover subire un intervento chirurgico importante, volto a rimuovere l’impianto dal seno mascellare.   Come ovviamo a questa situazione in MP DENTAL STUDIO? Sempre attraverso check-up implantare. Tramite un’attenta analisi, siamo in grado di sapere quanto siamo vicini ai seni mascellari. Di conseguenza, possiamo capire quale tipo di impianto usare e come preparare al meglio il sito dell’intervento. Edemi ed ematomi Alcune persone sono geneticamente predisposte ad avere capillari particolarmente fragili. Questo comporta che, negli interventi chirurgici che prevedono l’apertura di lembi, si verifichi un travaso di sangue all’interno della ferita.   Il risultato è la comparsa di  ematomi, ecchimosi e gonfiori post-operatori. Una situazione che raggiunge il suo apice dopo 3-4 giorni e che si riduce gradualmente.   Come evitare questa complicanza? Per prima cosa, in MP DENTAL STUDIO indaghiamo la possibile fragilità capillare del paziente. A volte basta chiedergli se, in seguito a piccole contusioni, nota la comparsa di ematomi.   Ma soprattutto, utilizziamo tecniche chirurgiche minimamente invasive. L’uso di strumenti diagnostici e chirurgici di ultima generazione – l’implantologia computer guidata, la chirurgia flapless e quella piezoelettrica – ci consente di ridurre gli ematomi. Infezioni precoci Per quanto ormai sia un intervento poco invasivo, l’implantologia dentale richiede di eseguire un’incisione per inserire la radice artificiale nell’osso mascellare.   In particolare nel primo periodo, la ferita deve rimanere la meno contaminata possibile, perché altrimenti può infettarsi, causando così la perdita dell’impianto.   Le infezioni di solito sono provocate dai batteri, oppure dalla loro resistenza agli antibiotici prescritti dal medico.   Per evitare queste situazione, nel nostro studio ci affidiamo alle tecniche flapless, ovvero a delle modalità di intervento che non richiedono l’apertura di lembi nella gengiva.   Oltre a queste tecniche, applichiamo anche la chirurgia piezoelettrica, un’innovativo sistema che sfrutta getti d’acqua ad alta frequenza.   Questi strumenti fanno vibrare l’acqua indirizzata nella ferita, al punto tale da far esplodere gli atomi di ossigeno in essa contenuti. L’ossidazione della ferita che ne risulta esercita un’azione disinfettante e decontaminante, che riduce al minimo le probabilità di infezione. Emorragia A differenza di quanto potesti pensare, le emorragie non capitano solo durante l’intervento, ma anche dopo.   Mi è già capitato di ricevere pazienti che hanno cominciato a sanguinare dalla ferita anche dopo alcuni giorni dall’operazione. Perché succede questo? Di solito, per 2 motivi:   caratteristiche dei pazienti: alcuni di essi non possono sospendere farmaci antiaggreganti (es. aspirina) o hanno una quantità ridotta di piastrine, che li predispone a un maggior sanguinamento. mancato rispetto delle istruzioni del medico: dopo l’intervento, è consigliato mettere

Implantologia dentale: le complicanze chirurgiche durante l’intervento

Implantologia dentale: le complicanze chirurgiche immediate

“Quali rischi corro?”, “L’intervento è sicuro?”, “Avrò dei problemi dopo l’operazione?”. Una delle paure più grandi di chi affronta un intervento di implantologia dentale è di subire gravi complicanze durante e dopo l’operazione. Non giriamoci attorno: qualsiasi cura o riabilitazione medica può avere complicazioni. E l’implantologia dentale non fa eccezione. In questo articolo, vedremo quali sono gli eventi negativi che possono accadere durante l’intervento. Ma scopriremo anche come ridurre a (quasi) zero la possibilità che queste situazioni si verifichino. Lesioni dei nervi All’interno delle ossa craniche sono presenti molti nervi che, se non individuati prima dell’operazione, il chirurgo può accidentalmente danneggiare. I nervi più importanti nelle ossa mascellari sono 3: alveolare inferiore linguale palatale anteriore. Nervo alveolare Il nervo alveolare inferiore attraversa tutta la mandibola (piano inferiore) ed è una sorta di cavo elettrico che dà la sensibilità ai denti e al labbro. È una struttura essenziale che, se danneggiata, può creare una parestesia, ovvero la sensazione di avere perennemente l’anestesia nel labbro e nella zona danneggiata. Non si tratta quindi di un danno motorio. Non si diventa paralizzati, ma si avrà sempre una fastidiosa sensazione di avere le formiche sul labbro. Nervo linguale Il nervo linguale si trova nella parte posteriore della mandibola ed è responsabile della sensibilità del dorso e dei lati della lingua. La maggior parte delle lesioni a questo nervo dipendono dall’uso scorretto di strumenti che, durante gli interventi a lembo aperto, servono a tenere aperta la ferita. Anche qui, il risultato del danneggiamento è la perdita della sensibilità, in questo caso a parte della lingua. Nervo palatale anteriore A differenza dei precedenti, il nervo palatale si trova nell’arcata superiore (nella mascella), a livello dei due incisivi centrali. Se il chirurgo non ha progettato minuziosamente l’intervento, inserendo l’impianto in questa zona anteriore potrebbe rischiare di lacerare questo delicato nervo. Il risultato? La perdita della sensibilità ai denti e alla gengiva nella parte superiore della bocca. Lesioni dei vasi sanguigni Oltre ai nervi, all’interno delle strutture anatomiche della bocca ci sono anche diverse ramificazioni di vasi sanguigni, divisi in arterie e vene. Anche questi possono essere incisi per sbaglio dal chirurgo, nel caso in cui quest’ultimo non abbia pianificato bene l’inserimento degli impianti. Questo può capitare, per esempio, nella realizzazione del tunnel implantare, ovvero il foro in cui verrà inserita la radice artificiale. Quali rischi può correre il paziente se il chirurgo dovesse recidere per sbaglio uno dei vasi sanguigni? Può partire un’emorragia che, se non diagnosticata e curata, potrebbe causare complicazioni gravi e – in alcuni casi – mettere in serio pericolo la vita del paziente. Sconfinamento nel seno mascellare Se durante la preparazione della zona in cui intervenire il chirurgo non ha calcolato bene le lunghezze in gioco, è possibile che perfori uno dei seni mascellari. I seni mascellari sono delle cavità all’interno del cranio che servono per purificare e umidificare l’aria che entra nel naso. Se uno dei seni viene perforato, l’impianto potrebbe risultare posizionato in parte nell’osso e in parte nel vuoto all’interno del seno mascellare. Come puoi immaginare, questa situazione mette a repentaglio la stabilità primaria dell’impianto, la condizione necessaria per consentirgli di integrarsi correttamente all’interno dell’osso. Uno studio diagnostico, attraverso un attento check-up implantare, ci permette di visualizzare chiaramente tutte queste strutture e rispettarle. Se vediamo che il seno è vicino, possiamo valutare di inserire degli impianti più corti, oppure aggiungere dell’osso con un rialzo di seno mascellare. Lesione delle radici dentali Se l’intervento chirurgico non viene ben pianificato all’inizio, c’è il rischio che gli strumenti danneggino le radici dei denti vicini al punto di inserimento dell’impianto. Per esempio, il chirurgo potrebbe creare un tunnel dritto, ma alla fine di questo foro la fresa potrebbe incontrare la radice inclinata di un dente adiacente. Questo può creare un danno anatomico alla radice del dente, che può causare diversi problemi. Nella migliore delle ipotesi, il dente muore e quindi sarà necessario devitalizzarlo. Nel peggiore dei casi, invece, si potrebbe innescare una reazione infiammatoria, che porterebbe al riassorbimento della radice e quindi alla perdita negli anni del dente. Come ridurre (quasi) a zero le complicanze? In questo articolo abbiamo visto quanto possano essere gravi alcune complicanze che possono verificarsi appena durante l’intervento di implantologia dentale. Eventi che possono portare al semplice insuccesso dell’operazione, oppure, a danni permanenti alle strutture anatomiche del paziente, che lo possono debilitare per il resto della sua vita. A questo punto ti chiederai: esiste un modo per ridurre al minimo la possibilità che queste complicanze si avverino? In MP DENTAL STUDIO analizziamo in modo minuzioso ogni caso e progettiamo l’intero intervento al computer, prima ancora che nella bocca del paziente. Per prima cosa, lo sottoponiamo a un check-up implantare, una serie di esami eseguiti con tecnologie digitali ad altissima precisione, come l’impronta digitale e la TAC cone beam. Questi strumenti ci permettono di visualizzare tutte le strutture delicate della bocca, come nervi, seni mascellari, vasi sanguigni e radici. In questo modo possiamo inserire gli impianti in sicurezza, senza il rischio di danneggiare questi elementi vitali. Per saperne di più, visita la pagina dedicata a Smart Implant, il nostro sistema implantologico brevettato.

Impianti dentali: perché è importante il check-up implantare?

Impianti dentali: perché è importante il check-up implantare?

Da alcuni decenni le tecnologie digitali si sono affermate nella nostra società, rivoluzionando interi ambiti della nostre vite. Anche l’implantologia dentale è stata investita da questa ondata innovativa. Già all’inizio degli anni 2000, infatti, iniziò la sperimentazione delle prime soluzioni computer-guidate, con l’obiettivo di: ridurre il trauma dell’inserimento degli impianti dentali; diminuire i rischi di lesioni a nervi e vasi sanguigni; realizzare protesi dentarie che fossero più adatte a reggere la masticazione e facili da pulire. Negli ultimi anni, il digitale ha anche ridotto, semplificato e reso più precise le fasi del check-up implantare, ovvero l’insieme dei passaggi necessari per la preparazione dell’intervento chirurgico: radiografie, fotografie e impronta dentale digitale. Eppure, ancora oggi, alcuni miei pazienti mi chiedono che senso abbia sottoporsi a questo percorso, composto da diverse tappe che a volte possono sembrare superflue. In questo articolo, cercherò di spiegare perché ogni fase del check-up implantare è essenziale per poter donare al paziente il sorriso che si aspetta di ottenere. I primi anni dell’implantologia guidata   I primi prototipi di implantologia guidata erano basati su delle dime artigianali, ovvero delle guide realizzate da odontotecnici, che dovevano aiutare il chirurgo a inserire gli impianti in modo preciso. A partire da un modello in gesso, i tecnici modellavano con la cera la forma del dente ideale per il paziente: la cosiddetta ceratura diagnostica. Su questo modello, si costruiva una mascherina trasparente, detta dima radiologica, che il paziente indossava per sottoporsi alla dental scan. La dental scan era una TAC a radiazioni elevate, che consentiva al chirurgo di conoscere la forma dell’osso e la posizione in cui inserire l’impianto dentale. Quindi già in questi anni (primi 2000), il punto di inserimento era già in qualche modo guidato (dalla TAC). Tuttavia, la scelta dell’inclinazione e la lunghezza dell’impianto erano ancora a discrezione del chirurgo, con tutti i suoi limiti in quanto essere umano. Questo dipendeva dal fatto che all’epoca la TAC non era ancora iper-precisa, perché restituiva immagini molto grossolane dell’osso, ovvero una porzione ogni mezzo millimetro. Un po’ come i vecchi televisori a bassa definizione. Il problema dell’inclinazione Uno dei problemi di questi primi anni era che il protesista – nel creare il modello del dente – spesso si ritrovava con un impianto inserito nel posto giusto, ma inclinato in modo sbagliato. D’altronde il chirurgo, non essendo spesso anche un protesista, aveva l’obbligo di seguire l’anatomia dell’osso, per far sì che l’impianto si integrasse al meglio all’interno di esso. Il risultato? Molte volte era necessario fare dei compensi protesici esagerati, che peggioravano l’estetica e la manutenibilità degli impianti. Per risolvere il problema, si decise così di applicare dei cilindri (“boccole”) nella dima chirurgica, in modo che guidassero la fresa del chirurgo nella preparazione del tunnel implantare. Di conseguenza, il paziente indossava questa placca in resina con i cilindri e si sottoponeva alla TAC dental scan. Il problema della corrispondenza Nonostante i cilindri avessero migliorato la precisione dell’intervento, spesso i chirurghi si ritrovavano a fronteggiare degli insuccessi. Perché? Spesso, infatti, ciò che avevano progettato al computer, poi non corrispondeva a quello che trovavano nella bocca del paziente. La causa di questo era un’imprecisione di fondo del sistema. All’epoca non esisteva ancora l’impronta dentale digitale e quindi veniva fatta con i tradizionali materiali da impronta, molto suscettibili agli errori umani. Le micro-imprecisioni dovute all’impronta “artigianale” facevano sì che la dima chirurgica risultasse molto imprecisa. Per questo motivo, all’inizio molti chirurghi cominciarono a disaffezionarsi all’implantologia guidata che, tra l’altro, aveva costi esorbitanti. L’avvento del digitale Gli anni passarono e si entrò nell’era dell’impronta e degli scanner digitali, pur con i loro limiti iniziali. Con il tempo, migliorò l’ottica, la capacità di acquisizione e i software, che consentivano così di ottenere una figura ultra-precisa della bocca del paziente. Questa precisione è dovuta al fatto che molti dei piccoli passaggi che avvenivano in precedenza, ora vengono del tutto bypassati: l’impronta analogica è stata sostituita da quella digitale, perché permette di scannerizzare denti e gengiva con un’accuratezza assoluta, generando un modello virtuale della bocca. la vecchia TAC dental scan è stata rimpiazzata dalla cone beam, un sistema ad alta definizione, che consente di ottenere immagini dalla precisione di un decimo di millimetro (e anche meno). In pratica, quelli che oggi sembrano tanti passaggi – anche superflui – in realtà sono numericamente minori e (soprattutto) molto più precisi rispetto a qualche anno fa. L’importanza del matching Anche se tutti i passaggi sono stati eseguiti in modo accurato, un risultato davvero eccellente passa solo dall’utilizzo di un software di matching affidabile. Cosa significa? Dopo aver digitalizzato denti e osso tramite cone beam e impronta digitale, si ottengono 2 diversi file, che devono essere uniti con una precisione quasi assoluta. Per eseguire questa delicata operazione, in MP DENTAL STUDIO utilizziamo un software dotato di intelligenza artificiale, che supera i limiti di precisione dell’essere umano. Questo programma è in grado di riconoscere i denti presenti nella radiografia e li abbina con una precisione di un decimo di millimetro all’immagine generata dallo scanner dell’impronta digitale. In tutto questo processo, il professionista (e la sua fallibilità umana) non hanno voce in capitolo. Conclusioni In questo articolo abbiamo compreso quanto siano essenziali tutti i passaggi che compongono il check-up implantare. Le tecnologie digitali applicate agli impianti dentali hanno permesso di: ridurre e semplificare le fasi necessarie per ottenere la dima chirurgica; aumentare in modo esponenziale la precisione di tutte queste fasi; offrire al paziente un intervento confortevole e risultati estetici e funzionali eccellenti. Grazie a queste tecnologie e all’impiego di professionisti esperti, in MP DENTAL STUDIO abbiamo raggiunto una precisione pari a 1 decimo di millimetro negli interventi eseguiti con implantologia computer guidata, ovvero la massima precisione ottenibile al giorno d’oggi. Per saperne di più sui vantaggi dell’implantologia digitale, visita la pagina dedicata o chiamaci allo 045 6702400.

Tecnica Flapless: pro e contro dell’implantologia senza bisturi

Tecnica Flapless: pro e contro dell’implantologia senza bisturi

Qual è il motivo per cui molti temono di rimpiazzare i propri denti mancanti con gli impianti dentali? La paura dell’intervento chirurgico. L’idea di entrare in una sala operatoria e venire “tagliuzzati” spinge molti pazienti a rimandare all’infinito il miglioramento del proprio sorriso. Se sei tra questi soggetti, ho per te una buona notizia: non è (sempre) necessario incidere le gengive per posizionare un impianto dentale. Grazie alla tecnica flapless, infatti, il tuo chirurgo può metterti un nuovo dente senza provocarti alcuna ferita importante. Vediamo come. Cosa significa implantologia flapless? L’implantologia flapless (tradotto: “senza lembo”) è una tecnica che consente di inserire un impianto dentale senza scollare la gengiva dall’osso. Questa caratteristica la rende meno invasiva rispetto alla tecnica tradizionale (“a lembo”), che invece prevede ben 2 sedute: nella prima, il chirurgo incide la gengiva, inserisce l’impianto e poi sutura la ferita; nella seconda, riapre il lembo gengivale, applica la protesi dentaria e infine richiude la gengiva. Al contrario, l’implantologia flapless richiede 1 solo intervento, durante il quale il chirurgo fa un piccolo forellino nella gengiva e in esso inserisce l’impianto. Per migliorare la riuscita dell’intervento, nel nostro studio abbiniamo questa tecnica all’implantologia computer guidata, un sistema che sfrutta un software per determinare il punto esatto in cui posizionare gli impianti. Come puoi intuire, questo approccio implica grandi vantaggi per il paziente, ma anche qualche piccolo svantaggio. Vediamo i principali. Vantaggi tecnica flapless 1. Riduce il sanguinamento Fare un micro-forellino nella gengiva significa danneggiare molto meno i tessuti molli e i vasi sanguigni. Di conseguenza, durante l’intervento, il sanguinamento è più contenuto rispetto alla tecnica implantologica “a lembo”. Questo aspetto si rivela prezioso soprattutto se stai seguendo una terapia anticoagulante, durante la quale è essenziale limitare la fuoriuscita di sangue. 2. Accorcia i tempi chirurgici L’intervento di implantologia con il metodo flapless (quando indicato) dura quasi la metà di un intervento tradizionale. Perché? Per il semplice fatto che il chirurgo non deve “perdere tempo” a incidere, scollare e infine suturare la gengiva. Fare il forellino, invece, richiede solo pochi minuti, accorciando così la durata totale dell’operazione. 3. Migliora l’apporto vascolare ai tessuti I tempi di guarigione di un intervento di implantologia dentale dipendono dalla quantità di sangue che arriva ai tessuti intorno all’impianto. La chirurgia “a lembo” sfavorisce il processo di guarigione, perché l’incisione operata dal chirurgo interrompe l’apporto di sangue all’osso e alla gengiva. La zona trattata avrà quindi bisogno di più tempo per far sì che i tessuti si riadattino e si rivascolarizzino. Al contrario, con la tecnica flapless l’integrazione dell’impianto all’osso risulta più rapida, proprio perché il flusso di sangue non viene bloccato da lacerazioni. 4. Riduce le complicazioni post-operatorie Se eseguita da mani esperte (e lontano da strutture delicate), l’implantologia flapless può ridurre il gonfiore e altre complicazioni post-operatorie. Nella tecnica tradizionale, l’incisione della gengiva causa un’emorragia che provoca gonfiore (edema) e spesso anche un’ematoma (ecchimosi). Mi è capitato più volte di ricevere in studio alcuni pazienti 2-3 giorni dopo l’intervento, preoccupati nel vedere delle chiazze scure e gonfiore nella zona dell’intervento. Questa situazione non può verificarsi con la tecnica flapless. Non prevedendo tagli, infatti, le complicazioni seguenti all’operazione sono quasi del tutto inesistenti. Svantaggi della tecnica flapless 1. Sconsigliata vicino a strutture anatomiche delicate Come abbiamo detto, il fatto che il chirurgo non debba scollare la gengiva dall’osso è un vantaggio. Ma non sempre. Questo infatti gli impedisce di avere una visione diretta delle strutture anatomiche delicate al di sotto della gengiva, come i nervi. Ciò significa che nelle situazioni al limite – per esempio quando il punto di inserimento dell’impianto si trova a pochi millimetri da un nervo – è più saggio evitare la chirurgia flapless e optare per quella “a lembo”. È anche vero che, grazie all’implantologia computer guidata, è possibile conoscere a priori il punto esatto in cui si trovano le strutture anatomiche vitali. Ma in certi casi la prudenza non è mai troppa. 2. Meno controllo sulla posizione dell’impianto L’implantologia flapless fornisce al chirurgo poche informazioni sulla direzione, l’inclinazione e la profondità disponibili per l’impianto. Quindi, a meno che non sia supportata dalla chirurgia guidata, la tecnica flapless può causare maggiori errori di posizionamento. 3. Impedisce la rigenerazione ossea e gengivale Questo approccio è possibile solo se tutte le condizioni sono favorevoli, in particolare se hai già una buona quantità d’osso e di gengiva a disposizione. La tecnica flapless, infatti, rende impossibile eseguire eventuali rigenerazioni dei tessuti molli e duri, proprio perché prevede la creazione di un foro all’interno di essi. 4. Consuma la gengiva aderente Il forellino realizzato dal chirurgo durante l’operazione è ciò che rende questa tecnica così poco invasiva. Tuttavia, è anche vero che creare questa “galleria” riduce la quantità di gengiva aderente, ovvero quella parte robusta di gengiva, che resiste ai traumi dello spazzolamento. Di conseguenza, se tu hai giù una scarsa quantità di questo prezioso tessuto, la classica tecnica “a lembo” è da favorire rispetto a quella flapless. Conclusioni Nonostante l’implantologia flapless sia meno invasiva rispetto a quella tradizionale, richiede un grado di esperienza maggiore. Questo perché, il più delle volte, il chirurgo lavora “alla cieca”. Certo, può essere aiutato dal computer, ma deve comunque possedere conoscenze di anatomia e di come rispondono i tessuti ossei e gengivali. Quindi, se desideri ripristinare il tuo sorriso con questa tecnica, è importante che ti affidi solo a chi esegue questi interventi quotidianamente e ha le giuste competenze per farlo. Prenota ora una visita implantologica in MP DENTAL STUDIO o chiamaci allo 0456702400 per ricevere altre informazioni su questo argomento.

Grande rialzo di seno mascellare: pro e contro

Grande rialzo di seno mascellare: pro e contro

Hai bisogno di rimpiazzare alcuni denti mancanti con gli impianti dentali, ma il tuo dentista ti ha detto che dovresti prima fare un grande rialzo di seno mascellare? Il motivo è che – probabilmente – non possiedi osso a sufficienza nell’arcata dentale superiore posteriore. Gli impianti, infatti, hanno bisogno di una quantità di osso minima per poter rimanere stabili all’interno della tua mascella. Il grande rialzo ha proprio questa funzione: creare nuovo tessuto osseo nelle zone in cui ti manca, per consentirti così di mettere gli impianti. Come funziona e quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa particolare tecnica chirurgica? Seni mascellari: cosa sono? Tutti gli esseri umani hanno 2 seni mascellari, due cavità posizionate nella parte posteriore della mascella, che hanno la funzione di riscaldare e umidificare l’aria. Al loro interno sono rivestiti da una pellicola (membrana sinusale) che li rende molto simili a degli pneumatici. Se per varie ragioni hai perso alcuni denti e non li hai sostituiti subito, probabilmente l’osso presente tra il seno mascellare e le radici dei tuoi denti ora è diventato molto sottile. Nella tua situazione, purtroppo, non puoi mettere gli impianti dentali, perché altrimenti questi finirebbero nel vuoto del seno mascellare, rimanendo così instabili. Per far sì che le radici artificiali rimangano ben salde nella tua mascella è quindi essenziale che tu ti sottoponga a un rialzo di seno mascellare. Rialzo di seno mascellare Il rialzo di seno mascellare è un intervento chirurgico che consente di applicare nuovo tessuto osseo tra la base del seno mascellare e la membrana che lo ricopre. Ne esistono 2 tipologie: piccolo rialzo, o crestale grande rialzo, o laterale Se il tuo dentista ti ha proposto il secondo, di sicuro lo ha fatto perché hai meno di 4 millimetri di osso residuo (altrimenti ti avrebbe proposto quello crestale). Grande rialzo di seno: come funziona Il grande rialzo è un intervento che si esegue in anestesia locale. Come si svolge? Per prima cosa, il chirurgo fa un’incisione sulla gengiva e la scolla completamente, fino a scoprire tutto l’osso che contiene la parte bassa del seno mascellare. Poi, tramite uno speciale strumento, raschia il tuo osso residuo, facendo attenzione a non forare la membrana sinusale. Quindi, apre una piccola “finestrella” laterale a livello del seno mascellare, che avrà una lunghezza necessaria per accogliere il futuro impianto dentale. In seguito, da questa botola solleva piano piano la membrana sinusale, fino ad accompagnarla nella parte alta della finestrella. Questo sollevamento si esegue tramite particolari strumenti piezoelettrici, che sfruttano getti d’acqua per alzare la delicata pellicola senza il rischio di bucarla. In seguito a questa manovra, si crea una sorta di camera d’aria nella parte bassa del seno mascellare, la quale viene riempita con un biomateriale che stimola la creazione di nuovo osso. Infine, il chirurgo chiude la finestrella con una membrana in collagene e sutura la gengiva. A questo punto, dovrai aspettare circa 8 mesi per attendere che il biomateriale si sarà integrato nel tuo osso. Dopo il rialzo: gli impianti Dopo aver atteso il periodo di rigenerazione, avrai finalmente una quantità di osso sufficiente per garantire stabilità agli impianti dentali che ti verranno inseriti. A questo punto, quindi, potrai sottoporti all’intervento di implantologia, durante il quale il chirurgo posizionerà delle piccole radici artificiali (gli impianti) all’interno del nuovo osso mascellare. Può suonarti come un’operazione dolorosa e invasiva, ma in realtà al giorno d’oggi si esegue in pochi minuti e senza provocare dolore e gonfiore. In MP DENTAL STUDIO abbiamo brevettato un flusso di lavoro completamente digitale, che ci permette di progettare e realizzare l’intervento virtualmente, ancora prima di operare in bocca tua. Così facendo, sappiamo esattamente qual è il miglior tipo di impianto per la tua anatomia, la posizione ideale in cui inserirlo e la forma più adatta del dente che lo sormonterà. In questo modo, otterrai il miglior risultato estetico e funzionale possibile, in tutta sicurezza. Per approfondire: “Smart Implant: impianti dentali senza dolore”  Vantaggi grande rialzo di seno mascellare Uno dei maggiori vantaggi del grande rialzo di seno mascellare è la possibilità di aggiungere una grande quantità di biomateriale: basta allargare la finestrella. Non siamo quindi limitati da un piccolo tunnel nel quale spingere materiale, come invece accade nel piccolo rialzo di seno mascellare. Inoltre, è un intervento che semplifica la vita al chirurgo, poiché può avere un controllo visivo diretto sullo stato della membrana sinusale. Il contatto visivo permette al professionista di accorgersi subito se la pellicola si è rotta e – di conseguenza – può intervenire in modo più rapido ed efficace per risolvere il problema. Svantaggi Il principale svantaggio di questo intervento è che richiede un’incisione molto estesa della gengiva e questo lo rende un intervento più invasivo rispetto al piccolo rialzo di seno mascellare (crestale). Ne consegue che il dolore, il gonfiore e il fastidio post-operatori saranno maggiori. Un altro svantaggio sono i tempi molto più dilatati rispetto al rialzo crestale. Qui sono infatti necessari ben 2 interventi: il rialzo vero e proprio, seguito dalla rigenerazione, che dura 8 mesi. l’inserimento degli impianti dentali, dopo il quale bisogna attendere 4 mesi per applicare su di essi le corone dentali provvisorie. In pratica dovrai aspettare 1 anno intero per avere la dentatura che ti aspetti.

Piccolo rialzo di seno mascellare: cos’è e vantaggi

Piccolo rialzo di seno mascellare: cos'è e vantaggi

Il tuo dentista ti ha detto che prima di mettere gli impianti dentali dovresti sottoporti a un piccolo rialzo di seno mascellare? Questo perché, dopo attenti esami, si sarà accorto che non hai abbastanza osso nell’arcata dentale superiore posteriore. Gli impianti, infatti, hanno bisogno di osso a sufficienza per poter rimanere saldi all’interno della tua mascella. Il piccolo rialzo serve proprio a questo: a rigenerare nuovo osso nei punti in cui sei carente, per consentirti così di mettere gli impianti. Come si svolge e quali sono pro e contro di questa tecnica chirurgica? Cosa sono i seni mascellari Prima di capire come si svolge l’intervento, dobbiamo chiarire cosa sono i seni mascellari. Si tratta di 2 cavità presenti nella parte alta della mascella, che hanno la funzione di umidificare e riscaldare l’aria in ingresso. Al loro interno sono ricoperti da una sorta di pellicola (membrana sinusale) che li rende molto simili a delle camere d’aria. Se hai perso dei denti e non li hai sostituiti subito con gli impianti, ora probabilmente l’osso presente tra il seno e le radici dentali si è riassorbito. In queste condizioni, purtroppo, non puoi rimpiazzare i tuoi denti con le radici artificiali, perché queste non avrebbero stabilità sufficiente per integrarsi nella mascella. Cosa fare quindi? Un rialzo di seno mascellare. Rialzo di seno mascellare Il rialzo di seno mascellare è un intervento chirurgico che permette di aggiungere nuovo osso nello spazio tra la base del seno e la membrana che lo ricopre. Ne esistono 2 versioni: grande rialzo, o laterale piccolo rialzo, o crestale Se il tuo dentista ti ha proposto il secondo, di sicuro lo ha fatto perché hai almeno 4 mm di osso residuo. Nel caso non avessi avuto questo prerequisito, infatti, ti avrebbe consigliato un grande rialzo di seno mascellare. Piccolo rialzo di seno: come funziona Il rialzo di seno crestale è un operazione sofisticata, ma allo stesso tempo poco invasiva e non dolorosa. Il dentista apre alcuni forellini nel tuo osso, nei punti in cui in seguito posizionerà gli impianti dentali. Poi, tramite particolari strumenti, scava il tuo osso residuo e inserisce piano piano del biomateriale all’interno di ogni “pozzo” verticale. Quando il livello del materiale avrà raggiunto l’altezza minima necessaria (4-5 mm), il dentista inserisce all’interno di ogni tunnel gli impianti dentali di cui hai bisogno. Nel corso dei mesi (circa 6-8) il biomateriale inserito si trasforma in nuovo osso e si integra con i tuoi tessuti originari. Vantaggi Il più grande vantaggio del piccolo rialzo di seno – rispetto al grande rialzo – è che si tratta di un approccio minimamente invasivo. Il motivo è che prevede 1 solo atto chirurgico. In un’unica seduta, infatti, il dentista aggiunge l’osso sintetico e subito inserisce gli impianti dentali. Inoltre è un intervento sicuro al 100%, grazie alle tecniche di piezosurgery che utilizziamo in MP DENTAL STUDIO. Tramite speciali strumenti ultrasonici, riusciamo a erodere l’osso residuo senza rischiare di forare la membrana del tuo seno mascellare. Questi utensili sfruttano un getto d’acqua ad alta intensità e frequenza e sono tarati per consumare solo i tessuti duri, senza danneggiare quelli molli. Un grande passo avanti rispetto alla tecnica tradizionale, che prevedeva l’uso di una sorta di scalpello (osteotomo) per entrare “a martellate” all’interno dei fori. Sebbene non fosse doloroso, il vecchio sistema era molto fastidioso, a tal punto che poteva provocare giramenti di testa (labirintite) e la rottura accidentale del seno mascellare. Svantaggi Il primo svantaggio del rialzo crestale è che richiede un tempo di intervento abbastanza lungo. Servono infatti circa 60-75 minuti per inserire il biomateriale in quantità sufficiente per poter posizionare gli impianti in sicurezza. Il secondo svantaggio è che il piccolo rialzo di seno non si può applicare in 3 casi, ovvero se: non hai almeno 4 mm di osso residuo che possa garantire stabilità agli impianti; il tuo osso ha un “setto” in prossimità del seno, ovvero una piccola deformazione che impedisce di inserire gli impianti; la tua membrana sinusale è troppo sottile, a tal punto che la pressione dell’osso sintetico potrebbe romperla. Se vuoi conoscere tutti i dettagli del piccolo rialzo di seno mascellare e le soluzioni per riabilitare l’estetica e la funzionalità del tuo sorriso, chiamaci al numero 0456702400.

Rialzo di seno mascellare: cos’è e quando serve

Rialzo di seno mascellare: cos'è e quando serve

Ti mancano alcuni denti nell’arcata superiore e il dentista ti ha detto che non hai osso sufficiente per sostituirli con gli impianti dentali? In realtà, esiste una soluzione che ti permetterà comunque di rimpiazzare con successo i tuoi denti mancanti. Come? Grazie a un intervento chiamato “rialzo di seno mascellare“: scopri cos’è e come può aiutarti a tornare a sorridere e masticare. Cosa sono i seni mascellari I seni mascellari sono 2 cavità nella parte posteriore della mascella che servono per riscaldare e umidificare l’aria che respiri. Ricordano un po’ uno pneumatico, perché al loro interno sono rivestiti da una pellicola (membrana sinusale) che li rende delle vere e proprie camere d’aria. Se hai perso alcuni denti e non li hai rimpiazzati subito, probabilmente l’osso presente tra il seno mascellare e le radici dentali è diventato molto sottile. In questa particolare situazione, non è possibile inserire gli impianti dentali, perché altrimenti sbucherebbero nel vuoto del seno mascellare, rimanendo così instabili. L’unico modo per risolvere questo problema e permetterti di rimpiazzare i tuoi denti è eseguire un rialzo di seno mascellare. Rialzo di seno mascellare: cos’è? Il rialzo di seno mascellare è un intervento che consente di far crescere nuovo osso nello spazio tra la base del seno e la membrana sinusale. In questa zona il chirurgo inserisce uno speciale biomateriale che – nell’arco di 4-9 mesi – si trasforma in osso vero e proprio. Alla fine di questo processo, quindi, sarà possibile inserire gli impianti nel nuovo tessuto osseo che si è formato. Per approfondire: “Rigenerazione ossea: mettere gli impianti quando sembra impossibile“ Tecniche Esistono 2 diverse tecniche di rialzo di seno mascellare: crestale, o piccolo rialzo; laterale, o grande rialzo. Piccolo rialzo di seno mascellare Questa tecnica consiste nel forare l’osso nei punti in cui verranno inseriti l’impianti, fino a raggiungere la base del seno mascellare. Poi, attraverso questi “pozzi” verticali, il chirurgo inserisce il biomateriale e lo spinge all’interno del seno, fino a ottenere lo spessore necessario per poter inserire gli impianti dentali. Al termine di questa manovra, sarà possibile inserire subito gli impianti dentali nei fori realizzati in precedenza. È un intervento abbastanza lungo (60-75 minuti) ma minimamente invasivo, perché in 1 solo intervento se ne fanno 2: il rialzo di seno e l’implantologia. Per approfondire: “Piccolo rialzo mascellare: cos’è e vantaggi“ Grande rialzo di seno mascellare Questa tecnica si esegue solo se hai un osso residuo più basso di 4 mm e quindi hai bisogno di una rigenerazione doppia rispetto al tessuto a tua disposizione. Come si svolge? Il chirurgo scolla la tua gengiva, apre un piccola finestra laterale nel seno mascellare e solleva la membrana sinusale. Poi, nella cavità che si è creata, inserisce il biomateriale, sigilla il seno con una membrana in collagene e quindi chiude la gengiva. Passati 8 mesi, quando il biomateriale si sarà trasformato in osso vero e proprio, subirai un altro intervento per inserire gli impianti dentali all’interno della tua mascella. Si tratta quindi di un’operazione più invasiva perché, rispetto al piccolo rialzo, prevede 2 atti chirurgici. Di conseguenza, anche dolore, fastidio e gonfiore saranno maggiori. Per approfondire: “Grande rialzo di seno mascellare: pro e contro“ Posso fare il rialzo di seno mascellare? Per sapere se puoi sottoporti a questo tipo di intervento, il tuo dentista dovrà eseguire un’analisi clinica e degli esami strumentali: Valutazione clinica Si tratta di una visita minuziosa, in cui il medico analizza la tua storia clinica e controlla lo stato di salute dei tuoi denti residui. In MP DENTAL STUDIO, grazie al nostro check-up implantare, siamo in grado di valutare la tipologia dei denti che ti mancano e la loro dimensione. In questo modo possiamo stabilire con precisione l’altezza che dovranno avere gli impianti per sostenere i tuoi futuri denti e in che quantità dovremo rigenerare il tuo osso. Indagini strumentali Gli esami strumentali si dividono in: radiografie endorali: per valutare la salute dei denti e comprendere la relazione tra i denti residui e il seno mascellare; panoramica: una radiografia generale per capire l’altezza dell’osso nel punto in cui dobbiamo inserire gli impianti; cone beam: una radiografia tridimensionale che rivela l’anatomia del seno mascellare e la presenza di eventuali malattie che controindicano l’intervento. Quest’ultimo esame è fondamentale perché ci permette di capire se la forma del seno è favorevole alla rigenerazione e qual è il grado qualitativo del tuo osso (alto, basso, spugnoso, denso, ecc). Controindicazioni Gli esami che svolgerai serviranno anche per individuare l’eventuale presenza di patologie o condizioni che possano controindicare il rialzo di seno mascellare. Ecco le 3 principali: sinusite acuta o cronica: se soffri di questa infezione, non potrai sottoporti all’intervento, perché questa non permetterebbe al biomateriale di trasformarsi in osso. Prima di procedere, dovrai quindi rivolgerti a un otorino, che curerà la tua infezione. fumo: se sei un forte fumatore, probabilmente non potrai eseguire il rialzo di seno mascellare, perché il fumo e la nicotina danneggerebbero il biomateriale. membrana sottile: se la pellicola che protegge il tuo seno mascellare è troppo sottile, potrebbe rompersi durante l’intervento, facendo spargere il biomateriale nella cavità. Oltre a queste 3 condizioni specifiche, ne esistono altre che controindicano la chirurgia implantare in generale, ovvero tumori, radioterapie e malattie del sistema immunitario. Per saperne di più, leggi il nostro articolo sulle controindicazioni della rigenerazione ossea.

Rigenerazione ossea dentale: quali esami sono necessari?

Rigenerazione ossea dentale: quali esami sono necessari?

La rigenerazione ossea è un intervento che consente di far ricrescere porzioni di osso mascellare nelle persone che ne sono carenti. Grazie a questo processo innovativo, anche chi ha un osso di scarsa qualità può mettere gli impianti dentali e rimpiazzare così i propri denti malati o mancanti. Purtroppo, però, non tutti sono idonei a questo tipo di intervento, perché esistono alcune patologie e condizioni che lo controindicano. Come scoprire se sei tra i pazienti che possono fare la rigenerazione ossea? Devi sottoporti a 3 tipi di esami: clinici radiografici del sangue Esami clinici In questa prima fase, dobbiamo valutare la tua salute generale, analizzando le patologie che hai avuto e che possono compromettere l’intervento chirurgico. Per esempio, se di recente hai subito una radioterapia per un tumore alla lingua, di sicuro non sei un candidato alla rigenerazione. Oltre a questa analisi, compiamo anche un’anamnesi farmacologica, per capire quali farmaci stai assumendo. È una verifica essenziale, perché alcuni medicinali – come i bifosfonati e i chemioterapici – possono interferire con la buona riuscita dell’intervento. Valutato il tuo stato di salute generale, ci concentriamo sulla situazione nella tua bocca, per individuare eventuali infezioni che possano impedire la rigenerazione. Grazie al sondaggio parodontale – che prevede l’inserimento di una sonda nel tuo solco gengivale – possiamo verificare se soffri di parodontite, un’infezione che colpisce i tessuti intorno ai tuoi denti. Nel caso in cui avessi questa patologia, dovremo curarla prima di procedere con la rigenerazione ossea. Sarebbe infatti un controsenso aggiungere osso in una zona in cui si sta riassorbendo velocemente. Esami radiografici Dopo gli accertamenti clinici, ti sottoponiamo a 2 tipi di radiografia: Radiografie dei denti Per prima cosa, eseguiamo un’ortopantomografia, una radiografia che ci darà una visione generale sulle tue arcate, le ossa e i seni mascellari. Quindi ti faremo uno status radiologico, una serie di radiografie endorali molto precise che ci permetterà di valutare la salute dei tuoi denti. Grazie a quest’ultimo esame, possiamo individuare eventuali infezioni all’interno dei tuoi denti, che dovremo curare prima di eseguire la rigenerazione ossea. Esami tridimensionali Oltre alle classiche radiografie, ti sottoponiamo anche alla cone beam, un esame radiologico tridimensionale a basso impatto di radiazioni. Si tratta di un’indagine essenziale, perché ci permette di capire in dettaglio forma, quantità e dimensione del tuo “difetto” osseo. Inoltre – ancor più importante – ci consente di digitalizzare le strutture della tua bocca e realizzare così un innesto osseo fatto su misura sulla tua anatomia. A partire dalla digitalizzazione della tua bocca, possiamo poi richiedere la creazione di un modellino concreto del tuo osso, che ha 2 vantaggi: ti permette di toccare con mano il tuo osso, per renderti conto della tua situazione attuale e di come la risolveremo; ci consente di modellare l’innesto osseo ancora prima di intervenire su di te. In pratica, quando riceveremo il biomateriale da innestare nel tuo osso, potremo lavorarlo sul modellino e dargli così una forma che combaci con il tuo “difetto” osseo. Grazie a questo approccio “preventivo” riusciamo ad accorciare i tempi dell’intervento di rigenerazione e permetterti di viverlo in modo più sereno. Esami del sangue Infine, in alcuni casi, avremo bisogno anche dei tuoi esami del sangue, per capire se sei un candidato alla rigenerazione ossea. Se in passato hai subito trattamenti medici con farmaci bifosfonati, gli esami del sangue ci possono mostrare – attraverso dei marcatori – se l’intervento sarà sicuro oppure no. Conclusione Se l’esito degli esami clinici, radiologici e del sangue sarà positivo, allora potrai iniziare l’iter per sottoporti all’intervento di rigenerazione ossea. Una volta che il biomateriale aggiunto si integrerà al tuo osso originario, potremo finalmente inserire gli impianti dentali di cui hai bisogno per tornare a sorridere. Per scoprire se sei un candidato all’implantologia e alla rigenerazione ossea, telefonaci allo 0456702400 o prenota una visita in MP DENTAL STUDIO.

Qual è il materiale migliore per la rigenerazione ossea dentale?

Qual è il materiale migliore per la rigenerazione ossea?

Il tuo dentista ti ha detto che avresti bisogno della rigenerazione ossea prima di mettere un impianto dentale? Questo intervento prevede l’inserimento sotto la tua gengiva di un particolare materiale, che stimola la crescita di nuovo osso nei punti in cui è carente. Al termine del processo, quindi, avrai osso mascellare a sufficienza per accogliere con successo l’impianto dentale. A questo punto, però, ti chiederai: “Cos’è questo materiale che il mio dentista mi innesterà per farmi ricrescere l’osso?” In realtà, esistono 3 tipi diversi di materiale per la rigenerazione, catalogati in base alla loro origine: sintetica animale umana Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di ognuno di essi? Facciamo un po’ di chiarezza Osso di origine sintetica L’osso di origine sintetica può essere sintetizzato in laboratorio oppure estratto da metalli od organismi presenti in natura, come i coralli. Vantaggi L’utilizzo di questa sostanza per la rigenerazione ossea permette una guarigione rapida, perché si trasforma in nuovo osso in tempi brevi. Un secondo vantaggio è che questo materiale è presente in quantità illimitata e questo può essere d’aiuto nel caso tu abbia bisogno di grandi rigenerazioni. Svantaggi L’osso sintetico non proviene da esseri viventi, per cui non ha le caratteristiche “biologiche” che stimolano l’osso a rigenerarsi in modo più consistente. Non essendo un materiale “vivo”, non possiede quelle proprietà che danno l’ordine al tuo osso di trasformarsi. Di conseguenza, il risultato della rigenerazione sarà meno predicibile. Inoltre, il materiale sintetico non si riassorbe nel tessuto osseo, ma si ingloba in esso. Quindi l’impianto verrà inserito in qualcosa che non è osso al 100%, ma solo in minima parte. Infine, è vero che la guarigione è veloce, ma questo non è sempre un vantaggio. Spesso, infatti, questa sostanza si trasforma troppo velocemente, tanto da non dare tempo all’osso di riformarsi completamente. Osso di origine animale (eterologo) L’osso per la tua rigenerazione può essere prelevato anche da animali, in particolare da bovini, suini ed equini. Queste 3 origini hanno le stesse caratteristiche e sono state selezionate perché si tratta di mammiferi, che sono geneticamente più vicini all’essere umano. Questo fa sì che dentro di essi esistano gli “ordini” che permettono di formare al meglio nuovo osso mascellare. Fino a qualche hanno fa, il livello di sicurezza di questi materiali era messo in dubbio, in particolare dopo lo scoppio del morbo della Mucca Pazza e dell’influenza suina. In realtà, questi tessuti ossei vengono trattati, disinfettati e sterilizzati: di conseguenza il rischio di trasmissioni di malattie non sussiste. Vantaggi Anche il biomateriale di origine animale è disponibile in quantità illimitata. Inoltre, è un osso che appartiene a esseri viventi simili a noi e quindi ha proprietà che ne favoriscono un migliore rimodellamento all’interno dei tessuti umani. Svantaggi Non provenendo da esseri umani, non si trasformerà al 100% in osso tuo, ma solo in modo parziale (anche se di più di quello sintetico). Inoltre, i tessuti di origine animale pongono dilemmi etici. Sei sei un convinto vegano, probabilmente non accetterai il fatto di avere dentro di te una parte di un animale. La stessa cosa vale anche se aderisci a un Credo che vieta il contatto con certi animali, come il suino per la religione islamica. Osso di origine umana I tessuti ossei provenienti da esseri umani possono essere usati con efficacia nelle rigenerazioni ossee dentali. Anche in questo caso non c’è rischio di trasmissibilità di malattie, visto che l’Unione Europea ha imposto dei rigidi standard di sterilizzazione e trattamento dell’innesto. Le porzioni di osso umano possono essere prelevate da un’apposita banca (osso omologo), oppure da una parte del tuo stesso corpo (autologo). Vediamo pro e contro di entrambe le soluzioni: Osso omologo Il vantaggio principale dei tessuti ossei di banca è che ne esiste una quantità illimitata e non necessitano di un prelievo diretto dal paziente. Di certo accorciano molto i tempi di guarigione (entro i 6), perché si tratta di materiale umano e quindi è perfettamente compatibile con il tuo osso D’altro canto, però, ha costi più elevati rispetto alle soluzioni che abbiamo trattato fin qui e pone – di nuovo – alcuni dilemmi etico-religiosi. Alcune religioni, infatti, vietano al credente di utilizzare all’interno di sé parti del corpo di altre persone. Osso autologo L’osso autologo può essere estratto dall’interno della tua bocca (mento o mandibola) o da un’altra parte del tuo corpo (tibia, calvaria e anca): tutte zone in cui c’è osso in abbondanza. Il vantaggio – com’è intuibile – è che si tratta di osso tuo e quindi ha una compatibilità del 100%: ciò lo rende il materiale per eccellenza della rigenerazione ossea. Tuttavia, non è esente da svantaggi. Per poterlo utilizzare, infatti, devi subire degli interventi chirurgici che allungano i tempi operatori. Per tutti gli altri tipi di materiale i tempi sono brevi perché c’è bisogno di 1 solo intervento. Qui invece ne servono 2: il prelievo e l’innesto di osso. Ne consegue quindi un maggior disagio, perché guarire da 2 ferite traumatiche provoca inevitabilmente più dolore e fastidio. Qual è il materiale migliore? In questo articolo ti sarai reso conto che il mondo dei materiali per stimolare la rigenerazione ossea è molto vario e complesso. Alla luce di ciò, possiamo stabilire quale tra questi 3 abbia le caratteristiche migliori per questo scopo? In realtà, ogni paziente è un mondo a sé, per cui se una tipologia di osso è perfetta per una persona, può essere completamente inadatta per un’altra. Sarà sempre il clinico – dopo un’attenta analisi del tuo stato di salute e delle tue scelte etiche – a valutare insieme a te il miglior tipo di materiale per le tue specifiche esigenze. Per saperne di più sulla rigenerazione ossea, chiamaci allo 0456702400 o prenota una visita in MP DENTAL STUDIO.