Come evitare di togliere un dente (quasi) compromesso?

Sei caduto rovinosamente e ti sei fratturato un dente frontale? Oppure il tuo dentista ti ha detto che hai una grossa carie al di sotto della gengiva? Nella maggior parte dei casi, in queste due situazioni il dente coinvolto può essere considerato compromesso e quindi (spesso) è necessario estrarlo. Tuttavia, esiste una soluzione che – in extremis – potrebbe salvare il tuo dente: l’estrusione ortodontica. Di cosa si tratta? In quali casi si può applicare? Scoprilo in questo articolo. Gli svantaggi di estrarre un dente compromesso Togliere un dente compromesso è spesso la soluzione più ovvia, ma può creare conseguenze negative, soprattutto nelle zone estetiche della bocca. L’estrazione, infatti, causa sempre una perdita di una parte dell’osso e della gengiva che contornano il dente estratto. Di conseguenza, per compensare questa mancanza in senso verticale, di solito si decide di inserire un impianto dentale che supporterà una corona molto più lunga rispetto a quelle dei denti vicini. Come potrai immaginare, questo determina un inestetismo molto evidente, che rovina l’armonia estetica del sorriso. Per evitare questa situazione (quando possibile) si cerca di conservare il dente – anche se compromesso – attraverso l’estrusione ortodontica. Estrusione ortodontica: cos’è? L’estrusione è un trattamento ortodontico che ha l’obiettivo di spostare la radice di un dente in senso verticale, quindi verso la zona della masticazione. In base alle forze ortodontiche applicate, la radice si può muovere in 2 modi: all’interno dell’osso: quindi portando il dente in una posizione più superficiale; insieme all’osso: aumentando il volume dell’osso che contorna il dente. Queste due tecniche sono utili per risolvere situazioni diverse. Vediamo alcuni esempi. Carie della radice del dente Se hai una carie sotto al livello della gengiva (carie radicolare), il recupero di questo dente diventa molto difficile. Per evitare di estrarlo o di ricorrere a interventi chirurgici invasivi, possiamo utilizzare un apparecchio ortodontico, che muova il dente all’interno del suo osso, fino a portarlo in superfice. Alla fine di questo processo (3-5 mesi), la carie – che una volta era nascosta dalla gengiva – si troverà al di sopra di essa: in questo modo, potremo otturarla e ricostruire il dente senza ricorrere alla chirurgia pre-restaurativa. Frattura sotto la gengiva Se ti sei rotto un dente e la rima di frattura (la fessura) si trova al di sotto del livello gengivale, sarà molto difficile recuperarlo. Se la frattura è grave, si può tentare di salvare il dente incapsulandolo, ovvero applicando una corona protettiva su di esso. Tuttavia, la capsula non può scendere di molto sotto la gengiva, perché poi quella zona sarebbe difficile da pulire e irriterebbe il tessuto gengivale. Di conseguenza, anche qui la migliore soluzione è estrudere il dente all’interno del suo osso – tramite dispositivi fissi o mobili – così da muoverlo verso la superficie. Alla fine di questo trattamento ortodontico, la frattura si troverà al di fuori della gengiva e quindi potremo applicare la capsula senza invadere le zone profonde della gengiva. Frattura di un dente irrecuperabile L’estrusione ortodontica è un trattamento che spesso assicura grandi vantaggi anche quando estrarre il dente risulta proprio inevitabile. Poniamo il caso che ti sei fratturato un dente nella zona anteriore della bocca, in un modo tale che è impossibile recuperarlo. In questa situazione, il dente va sostituito con un impianto dentale. Tuttavia, se hai una gengiva delicata, un po’ ritirata e un osso sottile, l’impianto – una volta integrato – potrebbe dover rimpiazzare un dente che risulterà molto lungo e piccolo. Per garantire un’adeguata stabilità, in questi casi si ricorre a una serie di interventi chirurgici impegnativi, fastidiosi e invasivi, che consentono di aumentare l’osso e la gengiva nei punti in cui sono carenti. Come evitare di dover sopportare questo interminabile numero di stressanti interventi? Tramite l’estrusione ortodontica. Rispetto ai casi precedenti, però, qui applichiamo un’estrusione diversa, che sfrutta forze tali da muovere il dente insieme al suo osso, non all’interno di esso. In questo modo, al termine del trattamento ortodontico, avremo un volume di osso molto più elevato rispetto alle condizioni iniziali, riducendo così la necessità di interventi di rigenerazione ossea. Conclusioni Abbiamo visto che l’estrusione ortodontica è un trattamento molto utile per cercare di salvare i denti anche quando sembrano irrecuperabili. Inoltre, è vantaggiosa anche per preservare l’osso e le gengive nel caso fosse inevitabile estrarre il dente a causa di gravi fratture. Tuttavia, si tratta di una tecnica complessa, che richiede un livello di esperienza e professionalità notevoli. L’aspetto critico di questa manovra è che altera il rapporto corona-radice. Cosa significa? Significa che le fondamenta del dente estruso (la sua radice) diventano più piccole, rendendolo meno idoneo a reggere la masticazione. Di conseguenza, non è un trattamento da fare a cuor leggero. C’è bisogno di un ortodontista e di un protesista competenti, che siano in grado valutare con attenzione la dimensione e la forma del dente, il tipo di osso, di masticazione e di radice, per capire se questo recupero possa garantire una lunga vita al dente trattato.
Morso aperto: cos’è e come si corregge

Il morso aperto è un problema di masticazione abbastanza diffuso tra i bambini e gli adulti. Si tratta di un mancato contatto tra i denti, che impedisce alla bocca di chiudersi bene. È un’alterazione che andrebbe corretta già in tenera età, perché nel corso degli anni può provocare conseguenze estetiche, ma soprattutto funzionali. Vediamo in dettaglio cos’è il morso aperto, da cosa è causato e quali sono le soluzioni per correggerlo. Cos’è il morso aperto Il morso aperto è una malocclusione – ovvero una scorretta chiusura dei denti – di tipo “verticale“. In pratica, chi soffre di questo problema ha alcuni denti dell’arcata superiore che non toccano quelli dell’arcata inferiore. Di conseguenza si forma un ampio spazio innaturale, determinato da questo mancato contatto tra denti antagonisti. Esistono 2 tipi morso aperto, a seconda della zona della bocca che è coinvolta: morso aperto anteriore: quando gli incisivi non si chiudono bene tra loro; morso aperto posteriore: quando i denti nelle zone posteriori non vanno a contatto tra loro (su un lato o su entrambi). Conseguenze del morso aperto Perché questa malocclusione rappresenta un problema per l’adulto o il bambino che ne soffre? Perché non permette ai denti di funzionare come dovrebbero. Se – per esempio – i denti davanti di tuo figlio non riescono a chiudersi bene tra loro, è chiaro che farà fatica a incidere il cibo. Se invece sono i suoi denti posteriori a non chiudersi da un lato, non riuscirà a macinare adeguatamente il cibo da quella parte. Quando parliamo di morso aperto, quindi, non ci riferiamo solo a un problema estetico, ma di una vera e propria malocclusione, che ha conseguenze negative sull’intera funzionalità della bocca. Morso aperto: le cause All’origine di questo difetto dentale possono esserci diverse cause: ecco le principali. Genetica Gran parte delle persone che hanno un morso aperto soffrono di questo problema a causa di una componente genetica. Se il paziente ha la mamma, il papà o un nonno colpiti da questa particolare condizione, è possibile che anche lui possa soffrirne. Postura scorretta della lingua Se la lingua del bambino ha una postura scorretta – per esempio è troppo bassa oppure è troppo ingombrante – tenderà a spingere continuamente contro i denti, impedendogli di erompere (fuoriuscire) e di andare a contatto tra loro. Deglutizione infantile Nel corso degli anni, il bambino cambia il suo modo di deglutire. Quando è ancora un lattante, mette la lingua tra le gengive e stringe le labbra per creare un sigillo che gli permette di deglutire senza ingerire aria. Quando i denti anteriori cominciano a comparire, la lingua impara a rimanere dietro agli incisivi, e non tra le 2 arcate come accadeva in età neonatale. Tuttavia, alcuni bambini mantengono la deglutizione infantile oltre il periodo ritenuto normale e – per questo motivo – possono sviluppare il morso aperto. Respirazione con la bocca Le persone con problemi respiratori, causati da deviazioni del setto nasale, allergie o da altre patologie, tendono a respirare con la bocca aperta. Questo fa sì che la mandibola mantenga una posizione scorretta verso il basso, per compensare quest’incapacità di respirare con il naso. A causa di ciò, quindi, le ossa tendono a crescere in modo molto più verticale o più orizzontale di quanto dovrebbero. Di conseguenza, anche i denti si trovano in una posizione più bassa del normale, impedendo al paziente di chiudere la bocca correttamente. Abitudini viziate Un altra causa comune del morso aperto sono le abitudini viziate, tra le quali il succhiamento del pollice è tra le peggiori. Se in età infantile è normale che il bambino continui a succhiare il pollice (o l’indice, o il ciuccio), in età più avanzata diventa una condizione dannosa. In pratica, questi ostacoli che impediscono alle arcate dentali di entrare bene in contatto, alla lunga finiscono per creare un morso aperto molto accentuato. Come si corregge il morso aperto Tra tutte le malocclusioni, il morso aperto è una di quelle più difficili da trattare, perché ha un’altissima probabilità di ripresentarsi dopo poco tempo. Gli studi ci dicono che in media dopo 5 anni dal trattamento quasi il 25% dei pazienti torna dal dentista per correggere di nuovo il problema. Il motivo è che spesso gli ortodontisti sono più concentrati sul risolvere gli effetti della malocclusione, invece delle cause che l’hanno originata. In ogni caso, la soluzione al morso aperto è quasi sempre multidisciplinare. Oltre all’ortodontista, spesso infatti coinvolge otorini, logopedisti o chirurghi, a seconda della gravità e della causa del problema. Per esempio, se il morso aperto dipende da un malfunzionamento della lingua, un logopedista può insegnare al bambino degli esercizi per rieducarla a funzionare correttamente. Ma come si svolge il trattamento ortodontico vero e proprio? Prendiamo in esame il caso di un morso aperto anteriore, che può essere risolto in 3 modi diversi, a seconda della natura del problema. Se i denti anteriori: sono molto sventagliati, allora bisognerà inclinarli verso l’interno; non sono cresciuti abbastanza in verticale, allora dovremo aiutarli a crescere di più in questa direzione; sono cresciuti meno di quelli posteriori, allora bisognerà “intrudere” questi ultimi, ovvero spingerli più in su. Apparecchio per morso aperto Qual è il dispositivo ortodontico migliore per correggere questo difetto? Gli allineatori Invisalign sono eccellenti per risolvere la maggior parte delle malocclusioni: tuttavia, in questo caso hanno bisogno di un aiuto per essere davvero efficaci. Oltre agli allineatori, infatti, spesso è necessario applicare sulle arcate anche delle miniviti (TADS), una specie di piercing su cui possiamo ancorarci per intrudere i denti posteriori (o estrudere quelli che sono in morso aperto). Se invece il problema nasce da uno scorretto sviluppo delle ossa e ormai il bambino è a fine crescita, potrebbe essere necessario un intervento combinato ortodontico-ortognatico. L’ortodontista si occupa spostare i denti nella loro posizione ideale, mentre il chirurgo maxillo-facciale corregge le ossa e le riporta alla loro forma corretta. Spesso, noi ortodontisti tendiamo a iper-correggere i pazienti con questo disturbo, proprio perché questo tende a ripresentarsi entro 5 anni. Di conseguenza, non spaventarti se il risultato finale è
Canini inclusi: quali soluzioni per farli scendere?

L’inclusione dei canini è una particolare condizione per cui uno o più canini definitivi non riescono a spuntare dalla gengiva entro il periodo di crescita. In altri articoli, abbiamo già affrontato le cause e gli esami necessari per accertare se tuo figlio ne soffre. Oggi invece parleremo delle soluzioni che il tuo dentista dovrebbe proporti per risolverla. I canini inclusi devono essere gestiti in 2 modi diversi, a seconda dell’età di tuo figlio, ovvero se è in: dentizione mista: sta ancora ancora crescendo e non ha ancora tutti i denti permanenti; dentizione permanente: ha già tutti i suoi denti definitivi (tranne ovviamente il canino). Ecco come in MP DENTAL STUDIO affrontiamo queste 2 diverse situazioni. Paziente in fase di crescita Se tuo figlio sta ancora crescendo (massimo 8-9 anni) siamo ancora in tempo per creare le condizioni per favorire la fuoriuscita dei canini, intercettando il problema prima che si complichi. Sono 3 le modalità con le quali possiamo correggere il suo problema: 1. Togliere il canino da latte Quando la corona del canino incluso si trova tra la radice dell’incisivo laterale e il premolare, la soluzione è estrarre il canino da latte. Così facendo, gli studi ci dicono che c’è il 60-70% di probabilità che il dente scenda da solo, senza fare nient’altro. Questo perché togliendo il dente da latte si crea una sorta di tunnel che permette al canino definitivo di uscire senza particolari resistenze. Tuttavia, ciò è valido solo se il canino incluso non è troppo storto. Nel caso la sua inclinazione fosse troppo accentuata, togliere il dente da latte non sarebbe sufficiente per far uscire il canino spontaneamente. 2. Togliere il canino da latte e il premolare Di solito, l’ultimo dente a scendere in ordine di tempo è il canino, preceduto dal premolare. Ciò significa che il primo si trova più in alto all’interno dell’osso, mentre il secondo più in basso. Queste posizioni fanno sì che – se c’è poco spazio – il premolare possa impedire al canino definitivo di scendere correttamente. Per risolvere questi casi, quindi, decidiamo di togliere entrambi questi denti da latte, creando un varco in cui il premolare uscirà molto velocemente. In questo modo si allontanerà dal canino definitivo, lascandogli uno spazio agevolato per fuoriuscire senza problemi. 3. Allargare le basi ossee Se il canino non esce perché non trova spazio tra l’incisivo laterale e il molare da latte, la soluzione è allargare le ossa della mascella (o della mandibola). Attraverso un trattamento ortodontico con allineatori, possiamo quindi creare lo spazio necessario per permettere al canino di fuoriuscire indisturbato. A volte, però, questo non è sufficiente e quindi dovremo aiutare ulteriormente il dente a uscire. Per farlo – anche qui – possiamo togliere il canino da latte e/o il molare da latte. Di conseguenza, oltre a creare un tragitto più facile per il dente, creiamo un maggiore spazio affinché possa scendere. Paziente in dentizione permanente Se tuo figlio ha ormai già tutti i denti definitivi (meno il canino o i canini inclusi), dovremo trattarlo in un modo completamente diverso. La giusta strada da percorrere dipende in gran parte dalla causa che ha portato il canino a non uscire: Se non è uscito per mancanza di spazio In questi casi l’approccio più corretto (e meno invasivo) è allargare le basi ossee il più possibile tramite apparecchi ortodontici – come gli allineatori – e poi togliere il canino da latte. Una volta fatto ciò, aspettiamo 6 mesi e valutiamo come si è evoluta la situazione. Se siamo riusciti a creare uno spazio sufficiente, il canino potrà cominciare a muoversi e quindi a uscire da solo. Se non è uscito per mancanza di spazio e perché è mal posizionato Se invece il canino non esce perché non ha spazio e anche perché è mal posizionato verso il palato, dovremo recuperarlo con una particolare terapia ortodontica. In questi casi risulta preziosa la cone beam, una radiografia tridimensionale che ci permette di sapere con precisione in che punto si trova il canino. Una volta capito dov’è, eseguiamo un intervento chirurgico in cui rimuoviamo la gengiva che ricopre la corona del canino incluso e applichiamo su quest’ultima un attacco ortodontico. Quindi mettiamo una medicazione che impedisce alla gengiva di richiudersi e aspettiamo alcuni mesi. Spesso questa manovra è sufficiente per favorire l’uscita spontanea del canino. Se invece dopo un certo periodo notiamo che rimane fermo, possiamo cominciare a recuperarlo “tirandolo” per mezzo di un apparecchio ortodontico. Se il canino incluso è rivolto verso l’esterno Nel caso in cui il canino incluso fosse posizionato verso la guancia o il labbro, dobbiamo applicare un approccio diverso. Infatti, la gengiva interna e quella esterna hanno caratteristiche opposte: quella rivolta verso il palato è molto robusta, mentre quella esterna è più delicata. Tagliare quest’ultima, quindi, significherebbe creare un danno alla futura gengiva che contornerà il canino: infiammazioni e ritiri gengivali diventerebbero una costante per tuo figlio. In questi casi, quindi, operiamo un recupero “a cielo chiuso“. Cosa vuol dire? Dopo aver messo l’apparecchio su tutti gli altri denti, facciamo un intervento chirurgico per scoprire la corona del canino e su di essa agganciamo una catenella metallica. Poi, cominciamo a tirare piano piano il canino tramite questa catenella e in questo modo – dopo alcuni mesi – il dente uscirà dalla gengiva senza danneggiarla. Vuoi saperne di più sui trattamenti che offriamo per risolvere l’inclusione dei canini? Prenota la prima visita ortodontica di tuo figlio in MP DENTAL STUDIO, oppure chiamaci allo 0456702400.
Canini inclusi: tuo figlio ne soffre? Ecco come scoprirlo

In un articolo precedente abbiamo parlato dei fattori di rischio e delle cause che determinano l’inclusione dei canini. Si tratta di una condizione abbastanza diffusa tra i bambini, che si verifica quando i canini definitivi non riescono a fuoriuscire dalla gengiva quando dovrebbero. In questo nuovo articolo approfondiremo quali sono gli esami a cui dovresti sottoporre tuo figlio per capire se ne è soggetto. Quando lo porterai in visita dall’ortodontista, verrà sottoposto a 2 tipi di esame: uno clinico e l’altro radiologico. Scopriamoli insieme. Esame clinico Durante questa visita, l’ortodontista verifica in prima persona se davvero il canino (o i canini) definitivo di tuo figlio non è ancora spuntato fuori. Per fare questa valutazione, il clinico tasta la gengiva esterna (verso la guancia) e quella interna (verso il palato), per cercare di percepire il canino. Se dovesse sentirlo, a quel punto si aprono 2 scenari diversi: se il canino è superficiale, può essere che in realtà non sia davvero incluso, ma solo un po’ in ritardo nell’eruzione. In tal caso, si rimanda tutto a una seconda valutazione dopo 6 mesi; se invece l’ortodontista dovesse percepire un bozzo molto marcato (o non percepirlo del tutto), a quel punto ordinerà ulteriori esami radiografici. Esami radiografici Una serie di radiografie permette di ottenere una diagnosi molto più oggettiva rispetto alla valutazione clinica. Di solito in MP DENTAL STUDIO eseguiamo 2 tipi di esami radiografici: panoramica cone beam Panoramica La panoramica (ortopantomografia) è una radiografia a bassa esposizione che svolgiamo di routine su tutti i nostri pazienti. È un esame per certi versi limitato – ci fornisce infatti un’immagine a sole 2 dimensioni – ma che ci permette di valutare numerosi aspetti importanti, ovvero: la forma della radice del canino incluso. Per esempio, se il dente ha una radice a forma di uncino, sarà più difficile “pescarlo” e riportarlo nella giusta posizione; la posizione del canino. Nel caso in cui fosse mal posizionato rispetto agli altri denti, conoscere questo dato permette di valutare a priori se sia il caso di recuperarlo oppure di toglierlo; se il canino è presente o è agenesico; se il canino incluso (nel caso lo sia davvero) sta spingendo sulle radici dei denti vicini, facendole riassorbire. Quest’ultimo punto è particolarmente delicato. Il riassorbimento radicolare non è da sottovalutare e spesso colpisce il dente che dovrebbe fare da guida alla fuoriuscita del canino: l’incisivo laterale. Se quest’ultimo ha una radice debole, la pressione del canino su di essa può farla riassorbire in modo importante, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’incisivo stesso. A volte il canino si trova in posizioni tali da causare danni anche più gravi. Per esempio, quando si trova in orizzontale rispetto agli altri denti, può scontrarsi con diverse radici, facendole riassorbire tutte. Per tutte queste ragioni, la panoramica si rivela uno strumento indispensabile per eseguire le prime valutazioni rispetto all’inclusione dei canini. Se la radiografia ci conferma che il dente è effettivamente incluso, passiamo all’esame successivo: la cone beam. Cone beam La cone beam è una radiografia tridimensionale ad alta definizione che mostra l’anatomia della zona in cui è presente il canino e i denti vicini. È un apparecchiatura a basso dosaggio di radiazioni, per cui è particolarmente adatta ai bambini, a differenza delle TAC che si facevano fino a poco tempo fa. È un esame essenziale perché ci dice quello che la semplice panoramica non ci permette di capire, per esempio se il canino è rivolto verso la guancia o il palato. Consente anche di analizzare la relazione tra questo dente e le strutture delicate vicine – come seni mascellari e nervi – per non rischiare di danneggiarle. Inoltre, permette di valutare la quantità di osso che sta incarcerando la corona del canino. Si tratta di un dato importante, perché ci dà un’idea precisa se l’intervento per far uscire il dente sarà impegnativo oppure no. Inoltre, in alcuni casi la cone beam può rivelare se il canino è in anchilosi, ovvero se non è uscito perché è letteralmente fuso con l’osso. In questi casi, sarà impossibile da recuperare e non si potrà fare altro che levarlo. Conclusione L’esame clinico, la panoramica e la cone beam sono 3 esami indispensabili per determinare con assoluta precisione se i canini di tuo figlio sono davvero inclusi. Questo iter – che coniuga esperienza professionale e tecnologia – ci permette di agire con cognizione di causa, individuando le terapie più adatte per risolvere il suo problema. Se sospetti che il tuo bambino soffra di inclusione dei canini, prenota la sua prima visita ortodontica in MP DENTAL STUDIO o chiamaci allo 0456702400.
Inclusione dei canini: cos’è e da cosa dipende

In alcuni bambini può capitare che i canini definitivi non fuoriescano quando dovrebbero: in questi casi si parla di “inclusione dei canini“. Si tratta di una condizione abbastanza diffusa, che però deve essere individuata il prima possibile, per evitare che diventi difficile da risolvere. In questo articolo parleremo dei campanelli d’allarme che possono darti un’indizio se tuo figlio è soggetto a questo fenomeno. Cos’è l’inclusione dei canini Con il termine “inclusione” si intende la condizione in cui un dente rimane ingabbiato all’interno dell’osso oltre il periodo previsto dalla sua eruzione (fuoriuscita). Possono esserne colpiti diversi denti, ma statisticamente sono i canini a essere quelli maggiormente inclusi, secondi solo ai denti del giudizio. Nella stragrande maggioranza dei casi, l‘inclusione dei canini superiori è maggiore di quella degli inferiori, con un rapporto di 20 a 1. Inoltre, il 10% dei pazienti che ha un canino incluso può avere anche l’altro che non è ancora erotto. Ciò significa che se facciamo una radiografia al tuo bambino e ci accorgiamo che uno dei suoi canini è incluso, è probabile che anche l’altro sia nella stessa condizione. A che età preoccuparsi? Di solito i canini superiori erompono all’età di 11 anni nelle femmine e a 12 anni nei maschi. Di conseguenza, se tuo figlio ha 13 anni e i suoi canini non sono ancora usciti, questo è un buon motivo per portarlo alla sua prima visita ortodontica. Cause dell’inclusione dei canini Ci sono 2 teorie che spiegano perché i canini a volte non riescono a erompere: teoria genetica teoria della guida dell’incisivo Teoria genetica Secondo questa concezione, il motivo per cui i canini rimangono inclusi nell’osso è da ricercare nella genetica. È una teoria che possono confermare io stesso, in base ai pazienti che visito nel mio studio e che soffrono di inclusione dei canini. Una buona parte di essi, infatti, riferisce di avere altri parenti nella stessa condizione: un chiaro indizio che avvalora la spiegazione genetica. Teoria della guida dell’incisivo La seconda teoria chiama in causa uno dei denti che si trova vicino al canino: l’incisivo laterale. La radice di quest’ultimo ricopre un ruolo fondamentale, perché ha la funzione di guidare l’uscita del canino. Di conseguenza, se la radice dell’incisivo è mal posizionata, potrebbe impedire al canino di prendere il tragitto corretto. Fattori che predispongono all’inclusione dei canini Oltre alle cause che abbiamo appena visto, ci sono altri fattori che possono facilitare l’insorgenza di questa condizione. Se tuo figlio presenta uno di questi fattori, dovresti portarlo al più presto in visita da un ortodontista, affinché possa intercettare e risolvere questo problema. Fattori sistematici In questo gruppo rientrano fattori endocrini, ovvero quelli legati agli ormoni. Se tuo figlio ha qualche problema di crescita, potrebbe quindi essere predisposto all’inclusione dei canini. Un’altra causa – di cui però non si può fare nulla – sono le patologie febbrili. Se il tuo bambino in passato ha avuto febbre alta e prolungata, è possibile che ciò abbia alterato l’eruzione dei suoi denti. Infine, un altro fattore sistematico è l’irradiazione. Se tuo figlio ha avuto – per esempio – la leucemia e ha dovuto sottoporsi a trattamenti irradianti, questo potrebbe aver ostacolato l’uscita dei suoi canini. Fattori locali Un fattore locale che predispone all’inclusione dei canini è l’affollamento dentale, ovvero il caso in cui i denti sono molto grandi e le ossa piccole. In questa situazione i canini non hanno lo spazio necessario per erompere e quindi rimangono all’interno dell’osso. In questo senso, è importante portare il bambino dall’ortodontista entro gli 8-9 anni. Solo entro quest’età è possibile creare lo spazio per far uscire i canini senza intervenire in modo invasivo. Infatti, più l’età avanza, e più è probabile che si debba ricorrere all’estrazione di alcuni denti per risolvere l’affollamento dentale. Un altro fattore di predisposizione sono le patologie locali come cisti, tumori e odontomi, che possono comprimere il germe del canino, impedendogli di uscire correttamente (o del tutto). Conclusioni In questo articolo abbiamo approfondito cos’è l’inclusione dei canini, le sue cause e i relativi fattori di rischio. In un prossimo articolo, scopriremo quali sono gli esami necessari per capire se tuo figlio ne soffre e come possiamo risolvere il problema. Se sospetti che tuo figlio possa soffrire di questa condizione, chiama il numero 0456702400 o prenota la sua prima visita ortodontica in MP DENTAL STUDIO.
Ortodonzia per bambini: 6 motivi per iniziare presto

Il dentista ti ha detto che il tuo bambino dovrebbe iniziare subito una terapia ortodontica, anche se ha ancora alcuni denti da latte? Può sembrare un consiglio strano: d’altronde, perché cominciare a raddrizzare i denti quando nelle arcate non sono spuntati ancora tutti quelli definitivi? In realtà, se tuo figlio mostra i primi segni di un problema di allineamento dentale (malocclusione), è fondamentale intervenire al più presto, entro 7-8 anni d’età. Perché? Ecco 6 buoni motivi per farlo: 1. Per prevenire complicazioni future Una malocclusione tipica che si può scorgere già in tenera età è il morso aperto anteriore, ovvero quando i denti davanti superiori e inferiori non si toccano tra loro. Cosa succede se non si interviene subito per correggere questa condizione? Tuo figlio può sviluppare un’abitudine viziata, detta “deglutizione atipica“. In pratica, quando deglutisce, la sua lingua tenderà verso l’esterno, impedendo ai denti di entrambe le arcate di chiudersi in modo spontaneo. I denti così mal posizionati possono provocare anche difetti di pronuncia, per cui il tuo bambino potrebbe imparare a parlare in modo scorretto. Di conseguenza, se intercettiamo questo problema in una fase iniziale, potremo risparmiargli una terapia con il logopedista. 2. Per evitare traumi ai denti Secondo alcuni studi, più del 50% dei diciottenni con denti sporgenti ha subito almeno 1 trauma dentale nel corso della propria vita. Tra questi, almeno 1/3 ha subito anche una frattura. Questi dati non sono così sorprendenti: quando i bambini cadono mentre giocano o corrono, spesso la prima cosa che urtano sono proprio i denti. Ciò significa che ridurre precocemente le sporgenze dentali evita o diminuisce la probabilità che tuo figlio possa subire un trauma o una frattura. 3. Per guidare la crescita delle ossa Molti disallineamenti dentali sono causati da un rapporto disarmonico tra le ossa della mascella e quelle della mandibola. Ad esempio, se tuo figlio ha il mento sporgente o il palato stretto, fino ai 10 anni possiamo guidare la crescita del suo osso mascellare in modo che crescano correttamente. Oltre quest’età, però, non sarà più possibile, perché lo scheletro della parte superiore del suo viso avrà ormai smesso di crescere. A quel punto, l’unico modo per modificare le sue ossa sarà sottoporlo a un intervento chirurgico in anestesia generale. Una soluzione invasiva, che sono sicuro vorresti evitare. 4. Per evitare di togliere alcuni denti Come abbiamo visto, dopo una certa età lo sviluppo delle ossa si ferma e quindi non si può più intervenire per modificarne la forma. Per questo motivo, se tuo figlio arriva a 14-15 anni con dei denti molto accavallati tra di loro, l’unico modo per creare lo spazio di cui hanno bisogno è estrarne alcuni. Al contrario, se interveniamo al più presto con una terapia ortodontica intercettiva, potremo alterare la crescita scheletrica ed evitargli il disagio di togliere i denti. 5. Per migliorare l’estetica di tuo figlio Un figlio per un genitore è sempre bellissimo, anche se soffre di disallineamenti dentali accentuati. Purtroppo, però, viviamo in un’epoca in cui spesso le persone vengono giudicate solo per il proprio aspetto esteriore. Così, a causa dei valori della nostra società, molti bambini con denti disallineati o difetti di pronuncia possono diventare vittime di atti di bullismo. Di conseguenza, migliorare l’estetica del sorriso di tuo figlio può farlo sentire accettato dai suoi pari e vivere le relazioni sociali con serenità. 6. Per terapie più semplici e veloci Come fecero gli Antichi Romani a conquistare gran parte del mondo allora conosciuto? Grazie alla strategia del “dividi e comanda“. L’idea di dividere i problemi in tanti piccole parti per renderli più gestibili è propria anche dell’ortodonzia precoce intercettiva. Se individuiamo una malocclusione quando tuo figlio sta ancora crescendo, possiamo mettere in moto una terapia che semplificherà il trattamento ortodontico vero e proprio. Per esempio? Se iniziamo subito a correggere un accavallamento dentale complesso, quando tuo figlio avrà tutti i denti definitivi il problema sarà diventato di medio-bassa difficoltà. Più facile da affrontare e più veloce da risolvere. Conclusioni In questo articolo abbiamo individuato 6 buone ragioni per avviare tuo figlio a una terapia ortodontica precoce. In MP DENTAL STUDIO crediamo che il metodo migliore per correggere le malocclusioni in tenera età sia attraverso gli allineatori trasparenti. Questi dispositivi ortodontici rimovibili sono ideali per i bambini, perché imprimono forze leggere per muovere i denti e non provocano fastidi. Inoltre, favoriscono una corretta igiene orale, visto che tuo figlio potrà toglierli senza problemi per mangiare e lavarsi i denti. Per saperne di più, prenota una prima visita ortodontica per il tuo bambino, oppure telefonaci allo 0456702400.
Apparecchio linguale o Invisalign: quale scegliere?

La maggior parte delle persone con denti disallineati desidera una sola cosa: avere un sorriso più ordinato e accattivante. In realtà, non è difficile realizzare questo desiderio: basta sottoporsi a una terapia ortodontica ben progettata. Il problema è che molti – in particolare gli adulti – inorridiscono all’idea di indossare il classico apparecchio fisso, quello con gli attacchi e il filo metallico. Per questo motivo, negli anni l’ortodonzia ha cercato di andare incontro alle esigenze dei pazienti, realizzando dispositivi sempre meno invasivi e sempre più estetici. Parliamo dell’apparecchio linguale e degli allineatori Invisalign. Due soluzioni molto diverse tra loro, ma che permettono entrambe di riallineare i denti senza dare nell’occhio. Quale di questi due dispositivi è il migliore, in termini di efficacia, comodità ed estetica? Scopriamolo insieme. Apparecchio linguale L’apparecchio linguale è un dispositivo ortodontico fisso che si applica sulla superficie interna dei denti. A differenza del tradizionale apparecchio ortodontico, quindi, gli attacchi e il filo sono completamente nascosti dall’arcata dentale. Vantaggi Invisibile Nessuno riuscirà mai a notare che indossi l’apparecchio linguale, anche da molto vicino. È l’unico dispositivo ortodontico davvero invisibile. Efficace Consente un ottimo controllo tridimensionale del movimento dei denti e quindi ha un’eccellente efficacia, al pari dei dispositivi ortodontici tradizionali. Personalizzato Il moderno dispositivo linguale è costruito su misura, in base all’anatomia di ogni paziente: questo lo rende molto più stabile rispetto all’apparecchio classico. Svantaggi Fastidioso Il filo interno e lo spessore degli attacchi sfrega costantemente sulla lingua, provocando frequenti irritazioni. Questo rende il dispositivo linguale fastidioso all’inizio del trattamento e spesso anche durante tutta la sua durata. Problemi nel parlare Durante la terapia, lo spessore dei tuoi denti sarà maggiore e questo ti renderà più difficile pronunciare alcune lettere. Per questo ti servirà un periodo di rieducazione. Difficile igiene orale Se con l’apparecchio esterno è facile individuare subito i residui di cibo incastrati tra gli elementi metallici, con quello linguale ciò diventa quasi impossibile. Di conseguenza, l’igiene orale ne risente e la probabilità di soffrire di carie e infiammazioni gengivali aumenta. Difficile da togliere Nel momento in cui bisogna toglierlo – alla fine del trattamento ortodontico – l’apparecchio linguale è spesso scomodo da rimuovere. Questo perché gli attacchi sono incollati su gran parte della superficie interna dei denti e quindi l’ortodontista dovrà imprimere una certa forza per staccarlo. Tempi lunghi alla poltrona Per trattare un paziente con dispositivo linguale sono necessari ben 30-45 minuti alla poltrona per ogni controllo, contro i 15 minuti di un apparecchio tradizionale. Questo è dovuto al fatto che l’ortodontista deve lavorare su una superficie difficile da raggiungere, ovvero il retro delle tue arcate dentali. Allineatori Invisalign Per risolvere gli svantaggi dell’apparecchio linguale, l’industria ha ideato la tecnica ortodontica con allineatori trasparenti. Queste mascherine in policarbonato sono realizzate su misura (tramite impronta digitale) e di conseguenza si adattano perfettamente alla tua dentatura. Durante la terapia dovrai cambiare diversi allineatori, ognuno dei quali modificherà gradualmente la posizione dei tuoi denti, fino a raggiungere il risultato programmato. Vantaggi Trasparenti Sebbene non siano invisibili come l’apparecchio linguale, gli allineatori Invisalign sono comunque trasparenti e quindi molto discreti. I tuoi interlocutori dovranno avvicinarsi davvero molto al tuo viso per notarne la presenza. Comodi Le mascherine Invisalign non presentano fili o speroni metallici. Quindi la lingua vi si abituerà subito e non avrai grossi problemi nel pronunciare le parole. Igienici Gli allineatori sono rimovibili e questo semplifica l’igiene orale: li togli, spazzoli bene i denti e poi li rimetti. Una migliore igiene orale significa una minore probabilità che insorgano carie e gengiviti. Tempi brevi alla poltrona Le sedute alla poltrona nei trattamenti con allineatori durano al massimo 15 minuti. Questo perché tutta la programmazione della terapia è eseguita a priori, attraverso software digitali. Al contrario, nelle terapie con dispositivi fissi l’ortodontista deve modificare in prima persona l’apparecchio, in modo che sposti di volta in volta i denti in posizione desiderata. E questo richiede molto tempo alla poltrona. Svantaggi Richiedono impegno Invisalign è efficace solo se indossi gli allineatori per almeno 22 ore al giorno. Se pensi di non essere in grado di tenerli per tutte queste ore, forse non sono la soluzione adatta a te. Non sempre così discreti In alcuni casi, per muovere i tuoi denti in determinate direzioni, il tuo ortodontista potrebbe avere bisogno di applicare dei piccoli “bottoni” trasparenti (attachment) su alcuni denti. Sebbene siano trasparenti, questi possono cambiare lievemente la forma dei tuoi denti e rendere il trattamento meno invisibile a occhi esperti (es. quelli di un dentista). Inefficaci per alcune malocclusioni Gli allineatori Invisalign si possono applicare nella maggior parte dei casi, ma non quando bisogna risolvere malocclusioni molto gravi. Per questo, a volte devono essere “aiutati” da altri dispositivi ortodontici – comunque estetici – come i “TADS”, che rendono la terapia più efficace. Invisalign o apparecchio linguale? Alla luce dei pro e i contro di Invsialign e dell’apparecchio linguale, quale delle due è la soluzione migliore? Non è una risposta semplice da dare, anche perché ogni paziente è un caso a sé, con i propri trascorsi clinici e personali. Dal canto nostro, in MP DENTAL STUDIO utilizziamo ormai da anni Invisalign per trattare oltre l’80% dei pazienti con problemi ortodontici. In ogni caso, prima di decidere per quale tipo di trattamento optare, sottoponiamo tutti i nostri pazienti a un check-up ortodontico. Tramite una serie di esami con l’ausilio di tecnologie digitali, riusciamo a individuare le modalità e i dispositivi più adatti per risolvere ogni malocclusione. Se credi di avere i denti storti e vuoi sapere quale dispositivo ortodontico è più efficace per risolvere il tuo problema, chiamaci allo 0456702400 o prenota una visita nel nostro studio.
Ortodonzia e chirurgia ortognatica: quale fare per prima?

In un recente articolo, abbiamo parlato di come la sinergia tra ortodonzia e chirurgia ortognatica possa correggere i problemi estetici e masticatori più gravi. Da un lato, l’ortodonzia interviene raddrizzando i denti; dall’altro, la chirurgia si occupa di armonizzare le ossa del viso. Se ti hanno detto che sei un candidato a questa terapia combinata, forse ora ti starai chiedendo: “Devo sottopormi prima al trattamento ortodontico o alla chirurgia ortognatica?” Non c’è un’unica risposta, perché esistono 2 filosofie diverse, ovvero: Surgery-first: prima la chirurgia, poi l’ortodonzia; Orthodontics-first: prima l’ortodonzia, poi la chirurgia. Quali sono vantaggi e svantaggi dell’uno e dell’altro approccio? 1. Surgery-first In questo caso, prima fai l’intervento di chirurgia ortognatica e – dopo 4 settimane – comincerai il trattamento ortodontico. Come funziona? In pratica, il chirurgo corregge le tue ossa e le porta nella loro posizione ideale: poi l’ortodontista adatta i denti alla nuova situazione delle tue ossa. Questo approccio è indicato soprattutto se l’estetica del tuo viso è molto danneggiata da una malformazione ossea, al punto da crearti forti disagi psicologici. La priorità, quindi, è darti il prima possibile un’estetica ottimale, mentre la tua masticazione verrà corretta in un secondo momento, grazie all’ortodonzia. Vantaggi Il vantaggio principale del surgery first è che rende il successivo trattamento ortodontico molto veloce. Questo perché le fratture ossee operate dal chirurgo creano una reazione infiammatoria che stimola il corpo a inviare tutti i fattori di riparazione possibili. Così facendo, si crea una sorta di situazione “dopata”, che velocizza lo spostamento dei denti nella posizione desiderata. Per farti un’idea, considera che in una tipica terapia con allineatori trasparenti, questi vanno sostituiti ogni 7 giorni. Nel caso del surgery first, invece, si possono cambiare dopo appena 3-5 giorni: una notevole differenza. Svantaggi A dispetto dei tempi stretti che garantisce, il surgery first si può definire quasi un azzardo. In che senso? Poniamo il caso che tu abbia l’osso inferiore più avanti rispetto a quello superiore e quindi il chirurgo stabilisca che vada portato indietro di 7,5 mm. Finita la chirurgia, però, l’ortodontista può accorgersi che in realtà l’osso andava posizionato mezzo millimetro ancora più indietro. A quel punto, si troverà in grossa difficoltà, perché dovrà riallineare i tuoi denti in una posizione non del tutto adatta. 2. Orthodontics-first L’orthodontics first (prima l’ortodonzia) è l’approccio classico, con il quale viene trattato l’80% dei pazienti in Italia. Rispetto al precedente, è un metodo più cauto, perché si concentra sul migliorare la masticazione e l’occlusione; l’estetica, invece, passa in secondo piano. Vantaggi Tra i due è forse l’approccio più logico, perché tiene conto della modalità con cui si è formata la malocclusione ossea. Tornando all’esempio di prima, se il tuo osso inferiore si è sviluppato più avanti rispetto a quello superiore, Madre Natura ha pensato a un meccanismo per permetterti di masticare comunque. Durante l’eruzione dei tuoi denti, infatti, si è accorta del “difetto” genetico e quindi ti ha fatto crescere i denti inferiori rivolti indietro, e quelli superiori in avanti. Questo per permetterti di chiudere la bocca e di masticare, nonostante la malformazione ossea. Alla luce di ciò, in questo approccio l’ortodonzia ha l’obiettivo di spostare i denti nella posizione più adatta alle ossa, creando così un’arcata ideale. Questo causa inevitabilmente un iniziale disagio masticatorio, ma non è un peggioramento: bensì l’effetto dell’eliminazione della compensazione ideata da Madre Natura. Completato l’iter ortodontico, al chirurgo risulta tutto più facile, perché trova già dei denti belli stabili. A quel punto gli basta solo riposizionare le ossa in modo da farle combaciare correttamente. Svantaggi Lo svantaggio dell’orthodontics first è che è un trattamento lungo. Dopo gli esami specifici, le visite, la realizzazione di un piano di trattamento e in seguito al parere del chirurgo maxillo-facciale, la terapia può cominciare e dura circa 1 anno e mezzo. Poi, completata anche la fase chirurgica, dovrai sottoporti a un’ulteriore fase ortodontica di 1-3 mesi, in cui perfezioniamo l’occlusione e ti aiutiamo a riabituarti a masticare. Ritieni di avere bisogno di un trattamento ortodontico e/o chirurgico ortognatico? Prenota una visita in MP DENTAL STUDIO: ti sottoporremo a tutti gli esami necessari per rilevare possibili malocclusioni dentali e scheletriche.
Odontoiatria digitale: i vantaggi nei trattamenti multidisciplinari

Negli ultimi anni le tecnologie digitali hanno rivoluzionato le nostre vite, migliorando molti aspetti della nostra quotidianità. La digitalizzazione ha avuto un enorme impatto anche sull’odontoiatria: i nuovi strumenti permettono infatti di convertire i dati specifici di ogni paziente in un flusso completamente digitale. In questo modo, il professionista può progettare l’intero trattamento odontoiatrico al computer, prima ancora di intervenire sul paziente stesso. Questo nuovo approccio è prezioso in particolare nei trattamenti multidisciplinari, ovvero quelle terapie che richiedono diversi professionisti per poter risolvere i casi più complessi. Quali sono i vantaggi della digitalizzazione del paziente in queste situazioni delicate? Per capirlo, esaminiamo un caso concreto: l’agenesia. Agenesia: un caso emblematico L’agenesia dei laterali è una condizione che si verifica quando al paziente mancano 1 o 2 incisivi laterali dalla nascita. È una condizione che può provocare problemi di masticazione e occlusione, oltre a forti disagi psicologici. Se non trattata in tenera età, infatti, i denti tendono a muoversi nel tentativo di chiudere gli spazi lasciati dagli incisivi mancanti. Il risultato è un sorriso disarmonico, in cui i denti risultano disallineati e distanziati tra loro. L’agenesia è un classico esempio di caso complesso che ha bisogno della coordinazione di diversi specialisti per essere risolto. Di solito, infatti, sono 2 le strade che permettono di correggerla: una modalità ortodontica/cosmetica e una ortodontica/implantologica. A prescindere dalla soluzione che si adotterà, le tecnologie digitali svolgono un ruolo decisivo per il raggiungimento di un risultato ottimale. Soluzione ortodontica/cosmetica In questo caso, sono 2 i professionisti che intervengono per migliorare la situazione estetica e funzionale del sorriso: l’ortodontista e il protesista restauratore. In primo luogo, l’ortodontista chiude gradualmente gli spazi tra i denti tramite allineatori trasparenti o i tradizionali dispositivi ortodontici. Quindi entra in gioco il protesista, che si occupa di modificare la forma dei canini per farli sembrare degli incisivi laterali. Per raggiungere questo scopo, potrà anche valutare se eseguire uno sbiancamento o applicare delle faccette (visto che i canini sono spesso più gialli degli altri denti). Grazie a questo escamotage, il paziente otterrà una dentatura armoniosa e ordinata, senza ricorrere a interventi troppo invasivi. Qual è il contributo del digitale in questa terapia combinata? Le tecniche di digital smile design consentono di realizzare un modello virtuale del sorriso e del viso del paziente, sul quale i medici possono progettare la forma ideale dei suoi denti. Ma il vantaggio è anche per il paziente: grazie alla simulazione virtuale, può infatti vedere in anteprima come apparirà la sua arcata dentale alla fine del trattamento. Soluzione ortodontica/implantologica Se l’anteprima digitale della terapia ortodontica/cosmetica non soddisfa le aspettative del paziente, è possibile percorrere un’altra strada: quella ortodontica/implantologica. Anche in questo caso, la digitalizzazione svolge un ruolo determinante. Per prima cosa interviene l’ortodontista, che virtualmente riposiziona i denti nell’arcata, ricreando lo spazio necessario per il futuro incisivo laterale. Poi entra in gioco l’implantologo, che verifica se – una volta aperti gli spazi – il paziente ha osso a sufficienza per mettere gli impianti dentali. Queste radici artificiali in titanio andranno poi a sostituire gli incisivi laterali che mancano al paziente. La progettazione digitale consente all’implantologo di valutare anche: quale tipo di impianto inserire; forma e colore ideali delle corone dentali; se c’è gengiva sufficiente per garantire un’estetica ottimale. Infine, l’implantologo inserisce questo modello virtuale all’interno del viso 3D del paziente, per vedere se il nuovo sorriso avrà un impatto positivo sull’estetica generale del volto. I vantaggi della digitalizzazione La digitalizzazione dei trattamenti multidisciplinari comporta diversi benefici sia per i professionisti, sia per il paziente. Da un lato, il digitale facilita il coordinamento tra i diversi specialisti, che possono così offrire al paziente il miglior risultato possibile. Dall’altro lato, consente al paziente di: vedere l’anteprima digitale del risultato finale; provare direttamente in bocca un modello analogico del suo sorriso futuro, realizzato a partire da quello virtuale; capire i motivi per cui la soluzione proposta è la migliore possibile; confrontare le alternative alla soluzione proposta, per comprendere vantaggi e svantaggi di ognuna di esse. Per conoscere tutti i vantaggi dell’odontoiatria digitale, chiamaci allo 0456702400 o prenota una visita in MP DENTAL STUDIO.
Chirurgia ortognatica: quando l’ortodonzia non basta

Sei stufo di avere i denti disallineati? Credi di meritare un sorriso più armonioso? Allora, la cosa migliore che puoi fare è sottoporti a un trattamento ortodontico. L’ortodonzia è infatti la branca dell’odontoiatria che ha lo scopo di riallineare le arcate dentali per risolvere problematiche estetiche e masticatorie (malocclusioni). Tuttavia, se all’origine dei tuoi denti storti c’è un problema di natura scheletrica, l’ortodonzia potrebbe non bastare per correggere la tua malocclusione. In alcuni casi, infatti, è necessario un intervento sinergico con la chirurgia ortognatica. Di cosa si tratta? Cos’è la chirurgia ortognatica La chirurgia ortognatica è un ramo della medicina che ha come obiettivo la correzione delle anomalie delle mascelle. Alcune persone, infatti, hanno basi ossee caratterizzate da malformazioni, che possono svantaggiarle dal punto di vista estetico e funzionale. A differenza dell’ortodonzia, che si occupa di raddrizzare i denti, questo tipo di chirurgia mira a rendere più armoniose le ossa del viso. In realtà, chirurgia ortognatica e ortodonzia vanno a braccetto. Da una parte, il chirurgo maxillo facciale corregge la malocclusione scheletrica, dall’altra l’ortodontista sposta e riallinea i denti mal posizionati. Questo trattamento combinato ha quindi 3 obiettivi, ovvero migliorare: l’estetica del viso; la situazione scheletrico/dentale; la masticazione e la funzione in generale. Come si svolge l’intervento Durante l’intervento di chirurgia ortognatica (in anestesia generale), il chirurgo esegue dei tagli nelle ossa mascellari, per poi spostarle e fissarle con delle placche di titanio. La maggior parte delle ferite si trovano all’interno della bocca, per cui non rimarranno cicatrici visibili all’esterno. La guarigione è abbastanza rapida: di solito bastano 2 mesi per consentire al paziente di riprendere la normale funzionalità della bocca. Chi ha bisogno della chirurgia ortognatica? Sono diverse le alterazioni scheletriche che hanno bisogno di un trattamento ortognatico/ortodontico per essere risolte. Tra queste troviamo: deviazioni della mandibola; scarso sviluppo o crescita eccessiva della mandibola; mento arretrato; morso aperto e morso profondo gravi. Spesso queste condizioni si accompagnano anche a disturbi come difficoltà a deglutire, dolori articolari alla testa, russamento e apnee notturne. Come faccio a sapere se ne ho bisogno? Potresti già avere il sospetto di soffrire di alcune malocclusioni che abbiamo appena elencato. Ma per esserne sicuro al 100%, devi necessariamente sottoporti a una serie di esami, tra i quali: radiografie: una panoramica, una teleradiografia e una cone beam (radiografia tridimensionale); fotografie operatorie: per permettere ai medici di valutare la tua attuale estetica e quella futura; impronta digitale: per creare un modello 3D della tua bocca, utile per uno studio approfondito della tua masticazione; digital smile design: un esame digitale che permette di modificare digitalmente la posizione dei denti, del mento, delle labbra e delle tue ossa. I dati ricavati da quest’ultimo esame sono cruciali soprattutto per la futura resa estetica del tuo viso e del tuo sorriso. Se per esempio il chirurgo nota una discrepanza tra l’osso della mandibola (inferiore) e quello della mascella (superiore), grazie a questi esami può capire se è meglio spingere in avanti la parte superiore rispetto a quella inferiore (o viceversa). Problemi articolari: come evitarli Oltre agli esami che abbiamo visto, a volte può essere necessaria anche una risonanza magnetica, per capire se i cambiamenti drastici provocati dalla chirurgia possano aver impattato sulle tue articolazioni. Inoltre, se soffri di dolori a causa delle malformazioni scheletriche, saranno utili anche alcuni trattamenti preparatori, per alleviare la tua sofferenza e capire l’entità del danno alle articolazioni. In questi casi torna spesso utile realizzare un bite, ovvero una mascherina da applicare sui denti che aiuta a deprogrammare la muscolatura ed eliminare il dolore. Questo apparecchio è prezioso anche per i medici che si occupano del trattamento, perché permette loro di comprendere la reale posizione della tua mandibola. Se per esempio la tua mandibola è più lunga da un lato, potresti sforzare la parte più arretrata per riuscire a masticare, facendo lavorare le articolazioni in modo sbagliato. A prima vista la tua masticazione potrebbe sembrare centrata, quando in realtà è forzata e non corretta. L’uso di un bite, quindi, ci permette di vedere realmente quanto è decentrata la tua mandibola e capire quanto il chirurgo – nel tagliarla – deve avanzare da una parte rispetto all’altra. Se sei un paziente con problemi articolari, sarai trattato da 3 figure professionali: oltre all’ortodontista e al chirurgo, ci sarà anche uno gnatologo che, insieme agli altri 2, darà il proprio parere. Alla fine, i 3 diversi piani di trattamento verranno uniti in un unico programma, che ti permetterà di svolgere la terapia nel miglior modo possibile.